QUALCHE DOMANDA A… ELISABETTA RAVIOLA


Salve lettori, oggi ho il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Elisabetta Raviola autrice del romanzo “E più in alto ancora” (Libro Aperto edizioni, 2013). Trovate la mia recensione qui: http://www.theblazonedpress.it/website/2014/02/05/elisabetta-raviola-e-piu-in-alto-ancora-recensione/103465 oltre che su questo blog.

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Con queste parole avevo definito il romanzo: “Un romanzo frizzante, dallo stile semplice, ma curato. Fluido e diretto. Un romanzo di formazione scritto da una donna per quanti sanno ancora emozionarsi con le parole. In una società come quella nella quale viviamo, la purezza di questi sentimenti, di queste situazioni, di questo riscoprire sé stessi in un luogo che potremmo definire “ameno” sono le carte vincenti del romanzo.”

Detto questo diamo la parola all’autrice.

Ciao Elisabetta e grazie per aver accettato il mio invito. Ti rivolgo qualche domanda per far conoscere meglio te e il tuo romanzo ai miei lettori. Nel tuo romanzo riservi un ruolo di primo piano ai sentimenti della protagonista, quanto ritieni siano importanti in una narrazione?
I sentimenti sono fondamentali nella nostra vita, determinano le nostre scelte, ci spingono ad agire e a vivere, a volte consapevolmente e altre volte inconsapevolmente, così deve essere anche nella narrazione: i personaggi devono essere vivi, soffrire, gioire, emozionarsi, proprio come noi.

Leggendo il romanzo sorge spontanea una domanda: c’è qualcosa di te in questo libro? O è tutto frutto di invenzione letteraria?
Ci sono alcuni frammenti di me e della mia famiglia: un trafiletto di giornale del 29 agosto 1946 che riportava la notizia della morte di mio nonno paterno e che la nonna custodiva nella valigetta dei ricordi importanti; il dolore di un incidente in auto, il mio, e il desiderio di scegliere di essere felice; le ingombranti auto d’epoca di mio fratello che occupano parte del mio garage, il tutto mescolato in una storia assolutamente inventata.

Il tuo romanzo ha un doppio intreccio quasi un romanzo nel romanzo. E’ stata complessa la genesi di questa doppia struttura?
E’ stata complessa la scelta di narrare in prima persona la storia di due protagoniste diverse tra loro e vissute in epoche differenti perché mi sono dovuta adeguare al loro  linguaggio; per la seconda parte, quella che davvero potremmo definire un romanzo nel romanzo, ho cercato di ricostruire il linguaggio delle persone semplici negli anni del secondo dopo guerra, non il linguaggio parlato ma quello scritto, basandomi su quaderni di scuola trovati ai mercatini, su lettere e cartoline di famiglia di quegli anni. E’ stato molto difficile a livello stilistico passare dalla narrazione della prima parte del romanzo a quella della seconda parte, ma dopo le prime pagine il personaggio mi ha guidato nelle parole della narrazione facendomi superare le difficoltà iniziali.

Cosa rappresenta per te questo libro?
Rappresenta un punto d’arrivo, un ritrovarmi, un omaggio alle mie radici, alla mia terra.

Scrivi da molto?

Ho iniziato a scrivere nell’anno 2007, un po’ per caso un po’ per gioco, dopo aver ricevuto in regalo da una cara amica il primo fascicolo in  uscita in edicola  di un corso di scrittura creativa, accompagnato da un biglietto di auguri speciale che diceva: “Perché le parole spesso concretizzano i sogni”.

Nella vita sei un avvocato. È stato difficile conciliare la struttura rigida e “fredda” dei codici delle leggi con la “bellezza” del flusso delle parole?
L’esercizio quotidiano della scrittura, anche se per esigenze professionali e in un genere completamente differente rispetto alla scrittura creativa, mi è molto utile per vincere il panico “da pagina bianca”. Non credo ci sia conciliazione tra i due modi di scrivere, costituiscono due aspetti della mia vita a cui riservo spazi ben delimitati; la libertà e la bellezza delle parole nella narrazione mi permettono di evadere dalle difficoltà e dai problemi delle persone, cui sono chiamata quotidianamente a dare risposte con la mia professione e che purtroppo con la crisi attuale paiono essere aumentati.

Hai sempre sognato di diventare scrittrice?
No, non ho mai lontanamente pensato di scrivere. Alle elementari odiavo i libri delle vacanze estive con i racconti scritti a metà di cui dovevo inventare il finale; anche al liceo con i temi non era tanto meglio, me la cavavo scegliendo i temi di letteratura, un commento a una poesia senza scrivere nulla di personale.

Hai pubblicato alcuni racconti in antologie. Li consideri dei trampolini di lancio per esercitare lo stile?
Il racconto è indubbiamente un buon esercizio, è un genere che conosco poco e che considero assolutamente difficile. Occorre una grande capacità e concentrazione: saper scegliere un episodio che possa rivelare qualcosa di interessante, in poche pagine e in pochi tratti costruire il personaggio; lo stile deve essere perfetto, dalla prima parola all’ultima; in un racconto non ci possono essere sbavature o tempi morti di passaggio da un episodio a un altro, come invece lo scrittore può permettersi nel romanzo. Ritengo che solo i grandi scrittori sappiano scrivere racconti.

Che consigli daresti a chi sogna di vedere il proprio libro tra gli scaffali di una libreria?
Consiglio di credere sempre nei propri sogni, ma allo stesso tempo di scrivere con tanta umiltà, pazienza ed esercizio, di pensare che la soddisfazione più grande sia quella di dare emozioni al lettore senza preoccuparsi delle vendite. Soprattutto consiglio di leggere molto: spesso siamo presi soltanto dalla nostra scrittura, ma questo non basta, per imparare e migliorare la nostra scrittura dobbiamo leggere e leggere molto.

Sei autrice di un altro romanzo “Come l’acqua di fiume” (Il filo editore) ti senti cresciuta narrativamente?
Sì. “Come l’acqua di fiume” rappresenta il mio primo approccio alla scrittura, la prima esperienza, come dicevo prima un’esperienza abbastanza recente; ora ho acquistato maggiore consapevolezza.

Hai collaborato con i tuoi testi a mostre d’arte e spettacoli teatrali, che tipo di esperienza è stata per te?
Un’esperienza molto interessante per la contaminazione dei diversi linguaggi, un linguaggio più riflessivo quello della scrittura e un linguaggio più immediato e visivo quello dell’arte e anche del teatro: la commistione di linguaggi differenti per esprimere comunque sempre le emozioni dell’uomo, il senso del bello, la positività della vita.

Hai qualche nuovo progetto in cantiere del quale vuoi parlarci?
Per scaramanzia e soprattutto per pudore preferisco non parlarne! Fino a quando un’opera non viene pubblicata, rappresenta una storia solo mia, tutta mia, qualcosa di intimo e personale, qualcosa che sento veramente di poter possedere. Poi poco alla volta mi abituo all’idea di condividere la mia storia  e che chiunque possa leggermi anche se all’inizio è sempre difficile per me il confronto con chi mi legge conoscendomi.

In bocca al lupo Elisabetta e ancora complimenti!

Vi ricordo che il romanzo di Elisabetta Raviola lo potrete trovare oltre che in libreria e negli stores on line anche sul sito della casa editrice: http://www.libroapertoedizioni.it/product.php~idx~~~63~~E+piu+in+alto+ancora~.html

Vi ringrazio per la lettura, alla prossima!

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