QUALCHE DOMANDA A… ANTONELLA IULIANO


Salve lettori dopo aver recensito la sua ultima fatica letteraria “Doppio Stradivari” Libro Aperto International Publishing editore, che potete leggere al seguente link https://ragazzainrosso.wordpress.com/2014/03/11/recensione-doppio-stradivari-di-antonella-iuliano/, oggi ho rivolto qualche domanda all’autrice.

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Ciao Antonella e grazie per aver accettato il mio invito. Parliamo del tuo ultimo successo editoriale “Doppio Stradivari” una storia molto curiosa, da dove è nata l’ispirazione per scriverla?
Ciao Silvia, grazie a te per lo spazio che mi dedichi e per la gentilezza.
“Doppio Stradivari” è nato dopo la stesura della mia più grande fatica letteraria scritta finora, un romanzo molto più lungo che mi ha assorbita per oltre un anno, ma che è ancora inedito. Lo considero un po’ un rimasuglio di una grande ondata di ispirazione che ho avuto lo scorso anno. Ero piuttosto stanca dopo aver concluso il mio terzo romanzo in ordine di stesura, ma non riuscivo comunque a riposarmi. Ho deciso così di provare per la prima volta a scrivere dei racconti (genere che non amo particolarmente), perché non mi sentivo pronta per affrontare un nuovo romanzo. Scrivendo però, uno di questi racconti è diventato un romanzo breve, è diventato Doppio Stradivari appunto. La storia non aveva grandi pretese all’inizio, ma pian piano sono riuscita a combinare una serie di elementi come la musica, il mistero, l’ambientazione in un antico castello, tutti elementi per me molto affascinanti. Ho trovato alimento per la mia ispirazione nell’ascolto di musica classica, nella visione di film sulla vita di grandi musicisti classici del passato e nella lettura di alcuni bellissimi romanzi come Sinfonia Leningrado di Sarah Quigley e Canone Inverso di Paolo Maurensig. 

Ami la musica? E credi che nella società odierna ci sia posto per queste forme “alte” di musica oppure siamo tutti figli della musica commerciale?
Amo molto la musica, la considero la forma d’arte più immediata, spesso arriva lì dove non arrivano le parole. Personalmente sono molto selettiva in ciò che ascolto. Ho sempre amato il sound inglese, le ballate malinconiche e le canzoni che trasudano poesia, sentimento, anticonformismo. La musica commerciale non fa per me, la trovo assai scadente e penso che i veri intenditori di musica deplorino i fenomeni del momento. Per quanto riguarda la musica classica essa è per me un interesse molto più recente. Mi sono avvicinata all’ascolto di musicisti classici, per lo più russi, da circa un anno. Ogni tanto la sera, o meglio la notte, a conclusione di una seduta di scrittura o di lettura, mi rilasso ascoltando valzer e sinfonie varie. Credo che lo spazio per questo genere di musica più elevata possa esserci anche oggi, ma si concentri nelle persone che hanno gusto per la vera arte, quella che purtroppo sembra appartenere più al passato che al presente.

C’è qualcosa di te nella tua opera?
In quest’opera in particolare no, penso di essermi raccontata più di quanto volessi nel mio secondo romanzo “Charlotte” e in alcuni aspetti anche nel primo “Come petali sulla neve”. Liberatami di me ho iniziato a narrare senza mettermi in mezzo. Senza zavorra. Forzando un po’ potrei dire che mi ritrovo negli ideali del personaggio di Lena Reiter, la cameriera e fedele amica di Larissa.

Immaginiamo che una persona ti chieda un valido motivo per acquistare il tuo libro, tu cosa le diresti?
Le direi che è un valido acquisto se le piace il genere e se desidera passare un po’ di tempo piacevolmente. È una lettura che si presta ad un pubblico molto giovane, in cui vi si trovano valori, ideali, passioni e in fondo la lettura è anche e soprattutto questo: evasione e arricchimento. Magari se lo leggesse un violinista potrebbe trovarvi ispirazione.

Questo è il tuo terzo romanzo, hai scritto anche “Come petali sulla neve” (la caravella editore) e “Charlotte” (la caravella editore), come sei cresciuta narrativamente?
Personalmente avverto un cambiamento, sarei ipocrita a dire di no, mi rendo conto di essere più pignola, più precisa e anche più sicura di fronte alla pagina bianca, ma sono anche consapevole di avere ancora tanto da imparare. Mi sento meno ingenua, meno allo sbaraglio, è come se avessi scoperto la formula magica per incanalare la mia ispirazione tra le righe, mentre prima andavo un po’ più a briglia sciolta. So di essere quel tipo di autore a cui basta attendere il momento giusto: io non mi sforzo mai di scrivere dandomi dei tempi o dei temi, semplicemente mi lascio possedere dalla scrittura quando il mio estro mi chiama e forse sono fortunata, perché lo fa spesso e questo mi permette di crescere con una certa continuità.

Da quanto ami scrivere?
Credo che sia un amore innato, ma che ho tirato fuori tardi. Da giovane donna quale sono oggi so di essere sempre stata predisposta a questo, perché se mi guardo indietro vedo una bambina che amava disegnare, colorare, imbrattare qualsiasi cosa per esprimersi; una ragazzina che scriveva lunghe lettere, che amava i temi scolastici; una ragazza che ha sempre avuto un romanzo in borsa, anche a scuola e che spesso sognava di scriverne uno. Ho sognato per gran parte della mia vita, mentre facevo cose che non mi interessavano davvero, che erano un ripiego, perché gli altri, la società, esigevano che le facessi. Questo fino a due anni e mezzo fa, quando la mia vera natura ha avuto il sopravvento su ogni altra cosa. Ho chiuso tutto il resto fuori e ho iniziato a scrivere. Il mio mondo adesso è questo e non ne desidero un altro.

Cosa ti aspetti dal tuo ultimo romanzo?
Che piaccia ovviamente, che il lettore ogni volta che lo chiuda avverta il bisogno di riaprirlo per sapere come andrà a finire la storia e magari quando  lo riporrà in libreria, a lettura terminata, aspetterà con ansia il prossimo.

Hai progetti futuri dei quali vuoi parlarci?
Il mio progetto più grande è quello di pubblicare l’anno prossimo il romanzo che ho scritto prima di Doppio Stradivari. Inoltre vorrei ripubblicare al più presto i miei primi due romanzi, in quanto desidero per loro un terreno un po’ più fertile e curato dell’attuale. Ho in progetto la pubblicazione di una raccolta di poesie che mi entusiasma moltissimo. Dentro di me c’è una vena poetica, c’è sempre stata e sento che è giusto darle spazio, anche perché i pochi che hanno potuto leggere i miei versi mi incoraggiano in questo senso.
Infine sicuramente scriverò, ho alcune idee per nuovi lavori che spero mi assorbiranno molto presto.

Grazie Antonella e in bocca al lupo!
Grazie a te e crepi il lupo!
 

E grazie a voi per la lettura, a presto!

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