RECENSIONE DI… “LA MERAVIGLIA DELLA VITA” DI MICHAEL KUMPFMULLER


Salve lettori oggi vi parlo di una biografia. Mi riferisco a “La meraviglia della vita” di Michael Kumpfmuller (Neri pozza editore).

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Estate 1923. Franz Kafka, ormai gravemente malato di tubercolosi, raggiunge la sorella Ellie presso la stazione balneare di Muritz, sul mar Baltico. Lì conosce Dora Diamont, una ragazza di circa venti anni più giovane di lui, ed è amore a prima vista. Il Dottore (verrà chiamato spesso così nell’opera) e la donna decidono di convivere a Berlino. Trascorrono mesi nei quali l’amore è il vero protagonista delle loro vite sino a quando Franz continua a peggiorare ed è costretto a numerosi ricoveri e trasferimenti da un ospedale all’altro. Dora lo segue come una moglie devota e il Dottore, dopo circa un anno dal loro innamoramento, si spegne tra le sue braccia.

L’opera è un utile documento per avere testimonianza dell’ ultimo periodo di vita del celebre scrittore. Si suddivide in tre parti, le quali corrispondono, rispettivamente, al nascere dell’amore, all’esperienza d’amore e alla sua fine a causa della morte. L’amore tra i due è un amore “casto”, pulito, anche se per i tempi nei quali la storia è ambientata è considerato, da alcuni, scandaloso per il fatto che i due dormono nello stesso letto pur non essendo sposati.

“Se è possibile morire di felicità, allora sicuramente succederà a me, e se è possibile sopravvivere di felicità, allora sopravviverò.”

Si apprezza la costruzione del personaggio di Dora che l’autore presenta come una donna forte, capace di rischiare, di nascondere la sua debolezza e di lottare per il bene del suo amato Franz. E’ per certi versi una donna moderna l’ebrea Dora, ma allo stesso tempo legata ai valori della sua religione. E’ Dora che alla morte del Dottore, avvenuta il 3 giugno 1924, porta via con sè  i venti quaderni di appunti e trentacinque lettere. Gli scritti di Kafka alla donna non sono giunti sino a noi, poiché furono sequestrati dalla Gestapo durante una perquisizione nel 1933 e non sono stati più ritrovati (di questo avvenimento ne fa nota Michael Kumpfmuller al termine del libro.)

Franz è presentato come lo scrittore, sconosciuto ad alcuni, a volte in piena crisi di ispirazione, costretto a prendere coscienza che il suo male non ha una via di uscita. E’ un uomo innamorato come lo è un bambino della sua mamma. Egli ama Dora, ma, allo stesso tempo, si rende conto che ella sta sacrificando sè stessa e la sua giovinezza per assistere un uomo che non potrà accompagnarla a lungo nel cammino della vita.

L’opera è presentata dal punto di vista di un narratore onnisciente. L’autore si serve del discorso indiretto libero, presenta le situazioni con ricchezza di particolari e, per questo, l’opera non è di agevole lettura per un pubblico che apprezza principalmente i romanzi. Si fa, talora, fatica a seguire il senso della storia o la “voce” dei personaggi, motivo per il quale il lettore non riesce a sentirsi partecipe delle vicende ed è tentato, più volte, di mollare. Davvero un peccato, perchè sarebbe stata un’ottima maniera per apprezzare sotto un’altra veste un autore presente nei libri di letteratura.

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Grazie per la lettura, alla prossima 🙂

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