RECENSIONE DI… “FAI BEI SOGNI” DI MASSIMO GRAMELLINI


Salve lettori, oggi vi parlo di un libro che è stato capace di farmi piangere ( e ammetto che questo è, per me, un evento assai raro!). Mi riferisco a “Fai bei sogni” di Massimo Gramellini (Longanesi editore).

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Questo libro non è un romanzo, ma un’autobiografia nella quale l’autore parla di se stesso avendo come punto focale del testo, che coincide con lo snodo della sua esistenza, la tragica morte della mamma quando egli era solo un bambino di nove anni. Quella mamma che lui adorava e che gli sussurrava “Fai bei sogni”, quella figura femminile della quale egli ricorda solamente il biondo dei capelli e il profumo inebriante. Scontrarsi con la morte è sempre un trauma. Farlo quando si è ancora piccoli, lo è ancora di più,basti pensare al celebre “David Copperfield” figlio della penna di C. Dickens, citato dall’autore stesso. Ma quello era un romanzo, questa è vita vera. L’orfano non riesce ad accettare l’idea che la mamma se ne sia andata per sempre, lasciandolo solo, così, in un primo momento, nega la morte autoconvincendosi che prima o poi la mamma tornerà, poi, crescendo, si rifugia nelle bugie raccontando che ella è fuori, perché è una donna in carriera e, infine, solo in una fase matura accetterà di rivelare la verità.
Tuttavia cosa succede se a distanza di quarant’anni questo “castello” così faticosamente costruito è sul punto di cadere a causa di una tremenda rivelazione?
“Quanto diverso e migliore sarei stato se fossi cresciuto con il calore di una famiglia?Dal momento che la mamma è il primo insegnante d’amore che abbiamo,sarei rimasto un ripetente a vita?”
L’opera è una sorta di sfogo, come se chi l’ha scritta volesse finalmente mettere l’anima a nudo e liberarsi di pesi, dolori e angosce che lo hanno segnato e che hanno contribuito a plasmarne l’indole e la vita futura.
Sono tanti i protagonisti della vicenda oltre la penna dell’autore, (parenti, amici, amori…), ma un posto di rilievo spetta alll’interiorità e alla scrittura, legate l’una all’altra.
L’autore vive senza certezze, senza ancore di salvezza o punti di riferimento più o meno solidi. Il suo sarà un viaggio alla scoperta in primis di se stesso e poi del mondo che lo circonda ricco di affetti talora difficili da scovare e apprezzare.
La scrittura lo accompagna da sempre. Protagonista dei sogni di bambino, del lavoro di adulto, essa riveste l’ostico ruolo di rivelatrice, allo scopo di “salvare” il protagonista dai fantasmi del passato? Ci piace pensare che sia così, poiché la scrittura è capace anche di donare sicurezze.
“La pittura non sarebbe mai stata il mio talento.Il mondo che avevo dentro avrei dovuto cercare di disegnarlo con le parole.”
L’autore sceglie un prosa ricca di sentimento. Il suo è uno stile lontano da quello giornalistico, decisamente troppo freddo per trattare una tematica così importante. Sceglie frasi brevi, ma che rendono appieno l’idea del suo stato d’animo e delle sue emozioni. Uno stile senza paroloni o inutili fronzoli, che arriva diretto al cuore delle cose, laddove deve colpire nel segno e che non può (e non deve) fare a meno di trascinare con se il lettore.
“Se un sogno è il tuo sogno,quello per cui sei venuto al mondo,puoi passare la vita a nasconderlo dietro una nuvola di scetticismo,ma non riuscirai mai a liberartene.Continuerà a mandarti dei segnali disperati,come la noia e l’assenza di entusiasmo,confidando nella tua ribellione.”

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Vi ringrazio della lettura, alla prossima 🙂

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