RECENSIONE DI… “PENELOPE ALLA GUERRA” DI ORIANA FALLACI


Salve lettori, oggi vi parlo di uno dei tanti libri scritti dalla Giornalista Oriana Fallaci. Mi riferisco a “Penelope alla guerra” (Rizzoli editore).

Giò è una giovane di ventisei anni che si guadagna da vivere scrivendo soggetti per film e che, a tale scopo, viene mandata a New York. Ella è una donna diversa dalle altre. Vuole vivere come un uomo, senza debolezze, senza dover restare a casa ferma e in attesa come la celebre Penelope. Arrivata nella New York degli anni’60, Giò incontrerà Richard, il suo amore di bambina, colui che, per sfuggire alla guerra, si era rifugiata a casa sua, aveva dormito nel suo letto e aveva creduto morto per tantissimo tempo. Giò lo ama ancora, ma la relazione tra i due è alquanto complessa poiché c’è la presenza ingombrante di Bill(amico di Richard) e di Florence, madre dell’uomo. Giò combatte, perché un vero uomo non si arrende mai.

“L’amore da una parte sola non basta, Giò, le tue sono fantasie da masochista. Non si regala l’anima a chi non è disposto a regalare la sua.
Chi non fa regali, non apprezza regali. Tu cerchi Dio in Terra, e sei disposta a qualsiasi menzogna pur di inventarlo. Ma Dio non si inventa, e neppure l’amore. L’amore è un dialogo, non un monologo.”

L’opera, al di là della vicenda propriamente romanzesca, sviluppa alcune tematiche di grande importanza quali: il sogno americano, l’omosessualità, l’amore materno e la lotta femminista.

New York è vista come la terra promessa. Un luogo così diverso dall’Italia, ricco di grattacieli, negozi, persone, ricchezza, ma allo stesso tempo terra di grandi contraddizioni, si veda, a tale proposito, l’assalto dei mendicanti;

Richard è combattuto. Ama Giò, ma ama anche Bill, così come Bill vorrebbe amare Giò ma deve sostenere la presenza di Richard. E’ un rapporto complesso questo triangolo nel quale, si potrebbe dire, che Giò ne occupa il vertice;

Florence è una madre cattiva che vuole tenere costantemente il figlio sotto il suo controllo. Lo spia, disdegna le presenza femminili ritenendole non idonee, finge di stare male per ottenere la piena attenzione del figli, fino a quando questi si ribella, ma per riconquistare Giò sarà ormai troppo tardi;

Motivo costante del romanzo è la lotta femminista (della quale la Fallaci è icona). Giò non vuole vivere un’esistenza appartata rivestendo unicamente il ruolo di moglie e madre Il suo ruolo è lottare, viaggiare, essere in prima linea… Non eisterà a vestirsi come un uomo, a picchiare come un uomo, a discutere come un uomo, anche se si arrenderà come una donna.

Lo stile è schietto, diretto, il tipico stile Fallaci. Brevi descrizioni, ma molto incisive capaci di trasportare il lettore in un’altra dimensione, su problemi reali e ancora attuali. Il romanzo sarà preludio a “Lettera a un bambino mai nato”.

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Grazie per la lettura, alla prossima 🙂

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