RECENSIONE DI… “LA SPOSA DI SALT HENDON” DI LUCINDA BRANT


Salve lettori, oggi vi parlo di un romanzo storico georgiano che ho simpaticamente rinominato “la soap opera del’700”. Mi riferisco a “La sposa di Salt Hendon” di Lucinda Brant (Sprigleaf editore).

Jane Despard, figlia di un signorotto di campagna, è una ragazza sfortunata. Dopo essersi innamorata del conte Magnus Salt di Hendon che la fa sua il giorno del suo diciottesimo compleanno e rimasta incinta prima delle nozze, viene ripudiata dal padre ed è obbligata, non solo ad abortire, ma anche a vivere sotto la protezione di un mercante ossessionato dall’espiazione dei peccati. Quattro anni dopo Jane è costretta a sposare il conte di Hendon per aiutare il suo fratellastro Tom ad entrare in possesso della sua leggittima eredità. Magnus Salt, ben noto per le sue frequentazioni femminili, in un primo momento avrà un atteggiamento burbero nei confronti della giovane consorte, poi tra i due rifiorirà l’amore che li legava anni prima. In tutto questo clima intricato si staglia, pericolosa, la figura di Diana St. John, pronta a colpire…

“Non commettete errori, Miss Despard, quell’uno sarò io. Come tale, voi, mia moglie, vi comporterete secondo i miei interessi. Non dimenticatelo mai…”

L’opera è ambientata nell’Inghilterra degli anni’60 del’700 e si configura come un romanzo rosa in piena regola con una punta di giallo. In esso possiamo identificare numerosi topoi narrativi: l’amore tormentato, gli equivoci, il personaggio negativo pronto ad ostacolare la felicità dei due amanti, lieto fine.

Una favola,certo, ma che presenta alcuni lati negativi: in primis la narrazione. Dopo un prologo intrigante e i primi capitoli che trascinano il lettore, la narrazione diviene poi spenta, noiosa, piatta. Il lettore si annoia, poiché l’autrice abbonda di descrizioni e chiarimenti, ma eventi di grande importanza non ne accadono. Nell’ultima parte si torna alla tensione iniziale. Gli eventi si susseguono serrati, ci sono alcuni colpi di scena e il classico lieto fine “e vissero tutti felici e contenti”.

L’autrice usa uno stile semplice, lineare, abbastanza dialogato, ma in alcuni punti non adatto ai tempi, (mi riferisco ad alcune espressioni usate dalla protagonista, la quale parla con estrema scioltezza con suo marito di quanto avviene in camera da letto, senza nemmeno arrossire, anzi riesce a tenere sveglie le sue voglie, furba lei!)

Piccola nota: il romanzo abbonda di errori tipografici e/o di scrittura. Il lettore prova a immergersi in questo mondo, a volte ci riesce, altre no, ma, nel complesso “La sposa di Salt Hendon”  non si configura come una lettura soddisfacente.

Vi ringrazio della lettura, alla prossima 🙂

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