RECENSIONE DI… “AVRO’ CURA DI TE” DI MASSIMO GRAMELLINI E CHIARA GAMBERALE


Salve lettori, oggi vi parlo di un libro che, una volta concluso, mi ha fatto esclamare: «Oddio, già è finito?» mi riferisco ad “Avrò cura di te” di Massimo Gramellini e Chiara Gamberale (Longanesi editore).

Gioconda (detta Giò), professoressa dall’animo sensibile, vive un momento di profonda crisi a seguito della fine del suo matrimonio con il collega Leonardo. Abbandonata la sua casa, Giò si rifugia tra le pareti di quella che era stata l’abitazione di nonna Gioconda ed è lì, tra quelle quattro mura, che il giorno di s. Valentino, Giò scopre l’esistenza di Filèmone, il suo angelo custode, l’angelo al quale si era rivolta anche nonna Gioconda. Tra i due prende avvio un fitto scambio epistolare che porterà, pian piano, l’insicura Giò a prendere coscienza dei suoi errori, dei punti deboli della sua personalità e a divenire una persona migliore.

“Non posso impedirti di inciampare. Però posso medicare il tuo piede ferito. E prenderti in braccio,fino a quando non sarai in grado di camminare sulle tue gambe. Buona festa dell’amore,solitaria anima mia. Avrò cura di te.”

Il romanzo strutturato in forma epistolare, si configura come una sorta di dialogo serrato fatto di domande e risposte. Al paziente Filèmone, Giò confida i suoi turbamenti, i suoi stati d’animo, pone delle domande e ottiene delle risposte.

Nell’opera dominano l’elemento psicologico e il simbolismo. Filèmone non si rivolge alla sua protetta con frasi fatte, dette perché quello è il momento giusto per dirle ma compie un grande lavoro di analisi della personalità della fanciulla. Egli, individuati  i punti deboli della fragile Giò, parte proprio da lì affinché ella prenda consapevolezza dei suoi errori e da sola possa trovare la forza per ripartire. Filèmone, che come l’autore racconta prende nome da uno dei protagonisti delle Metamorfosi di Ovidio, è un’entità evanescente, astratta, con la quale la protagonista non ha mai la possibilità di avere un contatto fisico, voce della coscienza, dell’interiorità, voce di un altro sé che vive dentro di noi… ha anch’egli momenti tipicamente umani: prova amore, soffre e desidera la Terra.

Essendo il romanzo scritto a quattro mani, è inevitabile che tra le sue pagine confluiscano due stili narrativi diversi l’uno dall’altro.

La Gamberale si serve di uno stile semplice e diretto fatto di brevi frasi che rendono al meglio lo stato d’animo di una donna ferita in cerca di un via di fuga dall’accettazione della realtà, quello di Gramellini, invece, è un periodare semplice, certo, ma ricco di metafore, similitudini poiché egli da buona guida, ha il compito d’istruire la sua protetta. Il risultato di questa unione è un romanzo di formazione ben riuscito capace di coinvolgere pienamente il lettore e di trasportarlo nei meandri della psiche umana.

Al di là di quelle che possono essere le personali esperienze di vita, in ognuno di noi c’è una Giò, la nostra parte più pessimista, più fragile, tendente a commettere errori, generati talvolta dal proprio egocentrismo e dal bisogno di sentirsi sempre protagonisti. Ci sarà un Filèmone anche per noi?

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Grazie della lettura, alla prossima 🙂

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