RECENSIONE DI… “MUTO COME UN ORSETTO” DI HELFRID P. WETWOOD


Salve lettori, per augurarvi buona domenica vi lascio la recensione di un romanzo breve ma davvero bello e originale. Mi riferisco a “Muto come un orsetto” di Helfrid P. Wetwood (Fratelli Frilli editori).

Un tenero orsacchiotto di nome Gosa viene coinvolto in un orrendo omicidio: esso infatti altri non è che l’arma con la quale il killer ha ucciso la sua padrona, Ginger, una vecchia prostituta. Gosa giace per strada e da questo momento in poi sarà protagonista di tante disavventure che hanno sapore di morte e abusi. Finito tra le mani di un barbone, di tre spazzini, di un ragazzo con problemi mentali, di un poliziotto, di un serial killer per poi finire in un altro salotto in compagnia di una donna che ha perso la sua femminilità, Carla. Gosa cerca d’instaurare con ciascun nuovo padrone un rapporto sensoriale, fino al pieno completamento della sua missione.

“Ma perché devono cucire le labbra agli orsetti… perché ci obbligano al silenzio? A sorridere e tenerci tutto dentro?”

Narratore dell’intera vicenda è Gosa, tenero orsacchiotto di pelouche dalle labbra cucite e dagli occhi di plastica. È senza dubbio questo l’elemento di originalità dell’intero romanzo: Gosa accompagna il lettore pagina dopo pagina tra le vie di una Milano moderna assai lontana dal mito della “Milano da bere”, una città che è un “attentato di cemento”, sporca, colma di smog, culla d’incubi.

L’opera si compone di dodici capitoli; a ogni capitolo corrisponde un altrettanto padrone di Gosa in compagnia del quale il povero orsetto vivrà tante esperienze che mettono a dura prova la sua sensibilità.

Sì, perché Gosa è un orsetto che pur nella sua staticità di palla di pelo inanimata prova emozioni tipicamente umane: soffre per il triste destino di Ginger, ha paura, prova amarezza dinanzi ai mali della società e diviene quasi un angelo custode per Carla. Davanti agli occhi di Gosa scorrono immagini di una società nella quale egli non si riconosce; una società che ha imparato a dare valore ai social network, a internet, ai videogiochi, ai fragili rapporti umani…

L’autore si serve di uno stile diretto (talora anche volgare), forte, ricco di metafore e similitudini che rendono appieno il senso di questa favola moderna, dando quasi vita a ciò che egli descrive.

Ampio è il coinvolgimento emotivo da parte del lettore, il quale s’immedesima totalmente divenendo anch’egli un tenero orsetto. Un lettore che resta di stucco e quasi si commuove dinanzi all’inaspettato finale.

Un romanzo, una favola noir, un insolito lieto fine. Una lettura capace di far riflettere sulla nostra condizione umana.

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Grazie per la lettura, alla prossima 🙂

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