RECENSIONE DI… “WAITING ROOM” DI BIANCA RITA CATALDI


Salve lettori, questa mattina ventosa sono qui per parlavi di un romanzo che mi ha colpito per la sua dolcezza. Mi riferisco a “Waiting room” di Bianca Rita Cataldi (Butterfly edizioni).

Emilia, ottantasettenne professoressa di Lettere in pensione, è seduta nella sala d’attesa di uno studio dentistico. Di fronte a lei un’immensa scritta “Waiting room” campeggia sul muro bianco accanto a poster di sorrisi perfetti e a una ragazza intenta a scrivere sul suo taccuino. È proprio tra le pareti di quella stanza asettica che l’anziana Emilia, sola al mondo, si arrende al flusso dei ricordi. La si rivede adolescente durante l’estate del 1942, in un paesino nella campagna pugliese, dove, membro più giovane della sua numerosa famiglia, s’innamorerà per la prima volta di  Angelo, un bel giovane che presto si trasferirà a Roma per studiare Medicina.

“Ignorare è il modo migliore per sopravvivere e io volevo solo questo: sopravvivere. Chiudere gli occhi e respirare dalla bocca senza sentire il tanfo della vita intorno a me. Volevo stare al mondo come una pianta in un vaso e farmi annaffiare da qualcuno fino alla fine dei miei giorni senza conoscere mai il nome di quel qualcuno. Senza amarlo, per non sentirlo mancare mai.”  

Ciò che di questo romanzo colpisce sin dal primo momento è il concetto della sala d’attesa e non solo perché esso è ambientato quasi interamente in una sala d’attesa. La sala d’attesa via via che la pagine scorrono, si allontana sempre più dal luogo concreto, divenendo una sorta di metafora per esprimere una condizione esistenziale. La protagonista, infatti, vive da sempre in una sala d’attesa, nella quale la vita, i sogni, le occasioni sono perennemente in stand by. Emilia ha visto passare la sua vita così, senza rendersene davvero conto, aspettando l’occasione perfetta che, però, non si è mai palesata.

Emilia è una donna diversa rispetto alle sue contemporanee, tanto che sembrerebbe quasi una figlia del nostro tempo. A differenza delle sue sorelle, ella studia al liceo, vorrebbe iscriversi all’Università, legge i romanzi di Flaubert e non è interessata al matrimonio. Una donna emancipata e fragile allo stesso tempo; una donna che solo quando ormai la sua vita è pressoché terminata, prende coscienza dei suoi errori e di tutto quello che ha perso.

Altra protagonista è la giovane donna anch’ella seduta in sala d’attesa. Una figura tacita che attira l’attenzione di Emilia e che solo nel finale rivelerà la sua identità. A lei Emilia consegna un testamento, quasi una lezione di vita. A lei che è ancora giovane, a lei che ha tutta la vita davanti, l’anziana professoressa tacitamente consiglia di non commettere i suoi stessi sbagli e di afferrare tutte le occasioni prima che vadano via.

L’autrice si serve di uno stile semplice, fluido, diretto ed estremamente dolce. Bianca Rita Cataldi si sofferma nel delineare gli stati d’animo dei suoi personaggi, rendendoli così creature vere alle quali il lettore può affezionarsi. Non mancano i riferimenti storici all’epoca nella quale gran parte del romanzo è ambientato: gli anni ’40, dove i giovani sognavano la rivoluzione ma erano costretti a rendere omaggio al Duce; anni di miseria e di lotta; anni durante i quali le figlie dovevano sposarsi e cucire vestiti; anni nei quali la famiglia rappresentava un fortezza.

Ampio è il coinvolgimento emotivo da parte del lettore, il quale segue le vicende con grande trasporto. Egli si emoziona, sorride e si commuove dinanzi alle vicissitudini della protagonista.

Un’opera davvero ben scritta, una trama originale e coinvolgente, un libro che si legge tutto d’un fiato.

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Grazie della lettura, alla prossima 🙂

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