RECENSIONE DI… “GIRO DI VITA” DI ALESSIO REGA


Salve lettori, oggi vi parlo di un romanzo in salsa barese. Mi riferisco a “Giro di vita” di Alessio Rega (Adda editore).

Gabriele vive a Bari insieme a sua madre, al suo compagno e alla sua sorellina. È giunto alla soglia della maggiore età e sta per frequentare l’ultimo anno di liceo. È un ragazzo dall’indole particolare, Gabriele: insoddisfatto, taciturno, malinconico, innamorato di Chiara, sua compagna di classe. Sarà proprio questa inquietudine a condurlo, una volta terminato il liceo, nella grigia Milano dove vive suo padre. Sette anni dopo, nuovamente oppresso, Gabriele torna a Bari dove proverà a ricominciare. Sarà proprio qui, tra nuove conoscenze e rincontri, che la vita del giovane verrà messa nuovamente in discussione.

“Avevo voglia di volare, sempre più in alto, in una salita senza ritorno, senza avere paura dei miei limiti e delle mie costrizioni mentali e fisiche. Mi sentivo pronto a sfidare le parche che filavano il mio destino. Ero io adesso a dover scegliere, nessun’altro avrebbe dovuto farlo per me. Le mie domande. Le mie risposte senza senso. Tutte insieme. Un respiro.”

Ruolo centrale nel romanzo lo riveste l’inquietudine del protagonista. Egli da adolescente in piena crisi col mondo si trasformerà in un adulto che vaga ancora alla ricerca della sua meta e  del suo ruolo.

Le vicende sono narrate in prima persona dal protagonista attorno al quale si sviluppa una fitta rete di personaggi “secondari” che con i loro comportamenti influiscono in maniera più o meno incisiva sulla suo modo di rapportarsi con la realtà.

È proprio sulla figura del protagonista che, a mio parere, bisognerebbe soffermarsi. Di Gabriele conosciamo tutto: abitudini, pregi, difetti e punti deboli; il suo modo di reagire dinanzi alle difficoltà non è da considerarsi come espressione di una perenne immaturità ma come conseguenza di un ampio bagaglio interiore di dolore. Senza dubbio egli è un ragazzo che ha vissuto situazioni difficili e che per questo vorrebbe fare di tutto pur di conquistare la serenità e l’equilibrio interiore. La sua crescita coincide con la presa di coscienza delle sue fragilità e dei suoi punti di forza: solo accettando il dolore e la perdita potrà essere una persona realmente nuova.

L’autore si serve di uno stile semplice, diretto, fluido, senza paroloni che permette di rendere appieno le inquietudini del protagonista. Ben sviluppate sono le descrizioni della città di Bari che creano una grande scenografia pronta a fare da sfondo alla narrazione.

Il lettore segue le vicende con grande interesse sentendosi quasi parte di esse e giunto all’epilogo, non può fare a meno di augurare il meglio all’inquieto Gabriele.

Un romanzo che non è solo un semplice romanzo ma acquista le sfaccettature di un ritratto psicologico a tutto tondo di una condizione di malessere figlia del nostro tempo.

Grazie della lettura, alla prossima 🙂

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