RECENSIONE DI… “AMORE, RAGIONE E SENTIMENTO” DI KIM IZZO


Salve lettori, dopo la trasferta torinese, torno da voi con la recensione del romanzo che mi ha tenuta compagnia durante il lungo viaggio in treno che ho affrontato. Mi riferisco a “Amore, ragione e sentimento” di Kim Izzo (Sperling&Kupfer editore).

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Kate, giornalista free lance, beauty editor presso una rivista di moda durante i congedi per maternità delle colleghe, è una quarantenne sull’orlo di una crisi di nervi. L’adorata nonna è passata a miglior vita, la famiglia è sommersa dai debiti a causa del vizio del gioco della madre, ha perso il lavoro ed è nuovamente single. Kate, amante dei romanzi di Jane Austen, riceve un incarico originale: scrivere un articolo nel quale dovrà documentare come al giorno d’oggi le donne desiderino al proprio fianco un uomo ricco, proprio come le eroine austeniane. Complice anche un fantasioso titolo nobiliare, Kate è pronta per immergersi nel mondo degli uomini che contano, riuscirà a conquistare un ambito scapolo d’oro?

“Forse le donne hanno una data di scadenza oltre la quale non hanno più la possibilità di sposare un uomo “con dei beni di fortuna”, e io l’avevo raggiunta. Ero scaduta. Il mio “preferibilmente entro” era passato.”

Una rievocazione dei capolavori austeniani in salsa chick lit. È questa la definizione per mezzo della quale descrivo questo romanzo. Tuttavia se l’idea in un primo momento mi è parsa abbastanza carina e originale, poi mi sono dovuta ricredere. Si sorvoli sul comportamento della protagonista, di certo non un buon esempio per le tante ragazzine dei giorni nostri, quello che colpisce negativamente il lettore è la banale caratterizzazione dei personaggi, quasi copie mal riuscite dei loro predecessori ottocenteschi.

Kate appare come una bambina mai cresciuta, convinta che i soldi possano fare la felicità. Ella, creando un mondo fatto di bugie, è pronta a tutto pur di ottenere bei vestiti, appartamenti, carte di credito, persino ad accettare di sposare un uomo che non conosce affatto. Sarà solo nel finale che sembra ritrovare il lume della ragione (meglio tardi che mai!)

I personaggi maschili vogliono ricalcare fortemente i protagonisti austeniani negli atteggiamenti anche se il risultato finale non è soddisfacente. Essi appaiono quasi caricaturali, anche se l’autrice spesso ricrea situazioni celebri austeniane (si pensi al salvataggio di Marianne in Ragione e sentimento).

Lo stile è semplice, abbastanza dialogato e fluido. Il richiamo con la tradizione è enfatizzato attraverso una citazione tratta dai romanzi della celebre autrice inglese che  apre ogni capitolo.

Quasi totalmente assente è il coinvolgimento emotivo del lettore, il quale non riesce a simpatizzare con i personaggi, probabilmente troppo legato a quelli tradizionali.

Un romanzo che prova a relazionarsi con la tradizione e ne esce, purtroppo, sconfitto.

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 Grazie della lettura alla prossima 🙂

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