RECENSIONE DI… “DIMMI CHE CREDI AL DESTINO” DI LUCA BIANCHINI


Salve lettori, un altro weekend è alle porte e questa sera mentre la nostra nazionale di calcio affronta quella croata, vi regalo una nuova recensione di un romanzo che ho iniziato a leggere con tante aspettative e con la certezza che sarebbe stata una piacevolissima lettura e che ho terminato con un senso di amaro in bocca. Oggi vi parlerò di “Dimmi che credi al destino” di Luca Bianchini (Mondadori editore).

Ornella, veronese di nascita, vive a Londra dove gestisce assieme a Clara una libreria indipendente: l’Italian Bookshop. Nonostante l’amore per i libri e l’impegno, la libreria rischia la chiusura a causa dei pochi profitti economici. “La” Patti, donna milanese, star mancata, nonché migliore amica di Ornella, correttrice di bozze presso una casa editrice consiglia di creare nuove attrattive, per esempio assumendo Diego, giovane ragioniere napoletano che lavora nel barbiere di fronte alla libreria. Dopo lo scetticismo iniziale, il progetto sembra decollare, ma le sorprese non sono finite perché adesso Ornella sarà costretta a fare i conti con il passato.

“Il destino è quella porta socchiusa da cui ogni tanto puoi sbirciare. E allora capisci che nulla avviene per caso e che tutto ha un senso, anche quando sembra non averlo.”

Se pensassi a un’immagine per descrivere questo romanzo mi verrebbe subito in mente un aereo che fatica a decollare. Il romanzo infatti è privo di quel brio, di quella svolta, di quell’episodio che gli conferisce slancio.

La trama è adatta ai nostri tempi presenti, (purtroppo in un contesto nel quale si legge sempre meno sono sempre più le librerie che sono costrette a chiudere i battenti) tuttavia non è sufficientemente elaborata. Leggendo, si ha l’impressione che gli eventi accadano troppo in fretta, inoltre ci sono troppi stacchi netti, troppi momenti morti.

Veniamo ora alla caratterizzazione dei personaggi. Ornella, la protagonista, è una donna intraprendente ma dal passato ingombrante che incombe su di lei e sembra quasi opprimerla. La sua psicologia non è però sufficientemente sviluppata e nella mente del lettore si accumulano troppi perché ai quali dare risposta. Attorno a lei gravita una rete di personaggi secondari che vengono presentati con sufficienza e immediatamente immersi nel contesto narrativo: la socia Clara, (con tanto di gatto immaginario al seguito) italiana trapiantata in Inghilterra che ormai sembra aver dimenticato completamente la sua patria di origine; Diego, gay, amante delle chiacchiere, capace di trasformare radicalmente la libreria; Bernard, vicino di casa di Ornella, del quale la donna finirà per innamorarsi (tuttavia la storia d’amore è appena accennata) e Mr George, anziano gentleman, appassionato di letteratura italiana che la protagonista incontra spesso al parco e col quale si confida.

L’autore si serve di uno stile semplice, ma poco fluido. L’ironia è presente in maniera latente e culmina in battutine comiche create allo scopo di far ridere il lettore a tutti i costi, tuttavia ciò che balza immediatamente agli occhi del lettore è, ancora una volta, il senso di fretta.

Nei primi capitoli il ritmo narrativo è piuttosto lento e la narrazione statica, poi essa acquista brio ma non coinvolge il lettore, il quale si sente un intruso costretto a seguire gli avvenimenti nascosto in un angolo.

Probabilmente ricercavo in questo romanzo l’eco di Io che amo solo te, ma purtroppo sono rimasta parecchio delusa.

LINK ACQUISTO Dimmi che credi al destino

Grazie per la lettura, alla prossima 🙂

 

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