RECENSIONE DI… “SPAGHETTI ALL’ASSASSINA” DI GABRIELLA GENISI


Salve lettori, il primo weekend di luglio è alle porte, avete già scelto le letture che vi terranno compagnia durante le lunghe ore assolate? Io ve ne propongo una ambientata nella mia città, Bari. Mi riferisco al giallo culinario “Spaghetti all’assassina” (quinto volume della serie che vede protagonista l’attraente commissario Lolita Lobosco) di Gabriella Genisi (Sonzogno editore). Ringrazio la casa editrice per avermi spedito una copia.

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All’indomani della festa del Santo patrono, un noto ristoratore della città vecchia, ideatore del celebre piatto Spaghetti all’assassina, viene trovato barbaramente ucciso nella sua cucina. Incaprettato, per essere precisi. Lolita inizia a indagare e a districarsi tra sedicenti cuochi francesi, brasiliane con passato da spogliarelliste e rivalità culinarie, mentre un importante cold case attende di essere risolto.

“Avevo attraversato le zone d’ombra più cupe della città come in un film, in una sequenza rapidissima di eventi, spaventi, angosce, lacrime e speranze, e ne ero uscita indenne. Almeno all’apparenza.”

Lolita è Lolita. In questo quinto capitolo della serie l’autrice oltre a presentare magistralmente un nuovo caso di omicidio, dedica ampio spazio anche alla vita privata dell’attraente commissario e alla sua passione per la cucina (al termine del volume è presente una piccola raccolta di ricette).

Un ruolo di rilievo è rivestito dalla città di Bari, terra di contraddizioni e tradizioni, illuminata dal sole e rinfrescata dal mare, la quale non è solamente una scenografia che fa da sfondo alla trama, ma diviene a tutti gli effetti protagonista del giallo. A questo contribuiscono le forme dialettali (perfettamente italianizzate) e la sintassi tipicamente barese che l’autrice inserisce qui e là per rendere meglio l’attaccamento alla terra.

Lolita è un personaggio che o lo si ama o lo si odia, non esistono mezze misure. Da perfetta donna moderna multitasking sa dividersi tra lavoro e vita privata, tra le indagini e i problemi dell’amica Marietta; tra gli interrogatori e l’acidità della sorella Carmela; tra i doveri e i dolori familiari.

Il romanzo si snoda con un ritmo serrato e incalzante. Le descrizioni ben s’inseriscono nell’intreccio che risulta essere interessante e coinvolgente. L’autrice si serve di uno stile semplice, fluido e diretto, capace di alternare l’ironia alla malinconia, la comicità alla riflessione. Il lettore segue con grande interesse gli sviluppi delle indagini, fa congetture e resta più volte spiazzato dinanzi ai numerosissimi colpi di scena (inseriti persino nell’epilogo).

Un romanzo che si legge tutto d’un fiato. Una piacevole immersione nel contesto barese (apprezzata anche da una che a Bari ci vive). Una lettura da accompagnare con un piatto di… spaghetti all’assassina.

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Grazie per la lettura, alla prossima 🙂

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