RECENSIONE DI… “È LA VITA, JOY” DI NELL DUNN


Salve lettori e buon sabato sera! Oggi è stata una giornata un po’ instabile, poiché sole e pioggia si sono alternati sin dalle prime ore del mattino. Questa sera vi parlerò di un romanzo dal sapore vintage che sarà disponibile in libreria a partire da giovedì 10 settembre. Mi riferisco a “È la vita, Joy” di Nell Dunn (Sonzogno editore). Ringrazio la casa editrice per avermi inviato una copia ebook in anteprima.

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Joy,  donna dall’aspetto piacevole, ha i capelli tinti di biondo e una finta coda di cavallo che le scende lungo la spalla. In giovane età ha sposato Tom, rapinatore professionista, dal quale ha avuto un figlio. Durante il periodo di detenzione del marito, Joy conosce Dave, anch’egli rapinatore, che ben presto finirà dritto in cella. Sola e senza un soldo, la donna prova a reinventarsi, ma purtroppo il suo destino è segnato.

“Non voglio restare con un pugno di mosche in mano. Devo avere qualcosa. Il piccolo Jonny. Voglio che lui abbia tutto. Voglio qualcuno che mi ami davvero, e che ami il piccolo Jonny. Ma questa cosa non è possibile, gli uomini sono senza cuore.”

Il romanzo fu pubblicato per la prima volta nel 1967, suscitando non poco scalpore.

L’opera è ambientata nella swinging London degli anni’60: la radio trasmetteva hits quali Stand by me e la società era estremamente contradditoria. Ricchi e poveri. Signori e disgraziati.

Joy appartiene a un mondo fatto di disagio e ristrettezze economiche. Vorrebbe cambiare, emanciparsi e s’impegna nel perseguire questi obbiettivi. Cura il proprio look, si trucca, indossa bei vestiti, trova lavoro prima come barista e poi come modella, vorrebbe studiare e imparare a guidare e sogna un futuro a colori per il suo figlioletto. Tuttavia la vita per lei ha in serbo ben altro. Joy comprende quanto ormai la sua esistenza sia segnata e la scarcerazione ne è la prova regina. Per quanto spregiudicata, Joy non è altro che una vittima. Vittima del suo tempo, della società e vittima del mondo maschile che la opprime fino a soffocarla. Tacere e subire è il suo destino.

L’autrice cura magistralmente la prosa di questo romanzo, la cui narrazione avviene attraverso due punti di vista: quello dell’autrice che fa da cornice agli eventi e quello della stessa Joy attraverso il flusso dei propri pensieri e le lettere che indirizza a Dave. Il lessico pertanto risente fortemente della caratterizzazione del personaggio: Joy non è una donna istruita e non ha la padronanza della lingua scritta, infatti nelle sue lettere sono presenti numerosi errori grammaticali, mentre nei pensieri riesce a esprimersi con frasi brevi e abbastanza corrette. Nel complesso, l’intero romanzo è caratterizzato da uno stile semplice e diretto, capace di trasmettere al lettore sentimenti quali il disagio e l’abbandono.

Personalmente, ho sofferto per la povera Joy e questo senso di malinconico malessere mi ha accompagnata fino all’ultima pagina del romanzo, quando non ho potuto fare altro che constatare la sconfitta della protagonista.

Un romanzo che strazia, graffia e fa riflettere. Una lettura intensa. Un doloroso affresco del mondo femminile.

LINK ACQUISTO È la vita, Joy

Grazie per la lettura, alla prossima 🙂

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