RECENSIONE DI… “L’ETÀ DELL’INNOCENZA” DI EDITH WHARTON


Salve lettori, ebbene sì, la natura è impazzita tanto che sembra di essere in primavera e non in autunno inoltrato. In questo lunedì sera, dopo una domenica trascorsa tra le bancarelle di una fiera paesana, sono qui per parlarvi di un romanzo classico nei confronti del quale nutro molta perplessità. Mi riferisco a “L’età dell’innocenza” di Edith Wharton (la mia edizione è Newton Compton editori, collana “Minimammut”).

Newland Archer, giovane avvocato newyorkese, sta per sposare la fidanzata May quando l’incontro con la contessa Ellen Olenska, moglie infelice che vorrebbe divorziare dal marito, mette tutto in discussione. Il giovane, pur provando attrazione per la contessa, si tira indietro, poiché ella è una donna sposata. Questo amore negato diviene un mezzo per esprimere una profonda critica nei confronti della società newyorkese, ipocrita e perbenista, dei primi anni del’900.

“Ellen gli stava di fronte come una figura vulnerabile e commovente a cui bisognava a tutti i costi impedire di farsi ancora più male abbandonandosi a gesti impulsivi contro il destino.”

L’opera, pubblicata nel 1920, si serve di una vicenda d’amore per criticare il modo di comportarsi di un’intera società.

Newland Archer, pur provando dei sentimenti, teme di tradire il suo tempo e tende ad allontanarsi sempre più dall’oggetto del desiderio, tornando a una sorta di età dell’innocenza, dove questa rappresenta tutto quello che la sua epoca gli offre, la solidità di un qualcosa già ampiamente consolidato. Il matrimonio con May diviene per lui sicurezza, la concretizzazione di giusti principi, o meglio di quei principi che la società considera giusti.

Ellen Olenska, al contrario, appare sin dal primo momento forte, determinata, intraprendente e coraggiosa, pronta a sfidare tutto e tutti, anche se sarà costretta ad arrendersi.

Numerosi personaggi secondari, con le loro storie pronte a intersecarsi con quelle dei protagonisti, arricchiscono la trama dando, così, al romanzo un’impronta corale.

L’opera, purtroppo, non è di agevole lettura e questo elemento, almeno su di me, ha inciso notevolmente sul suo giudizio complessivo. L’autrice si serve di una prosa complessa, ricca di descrizioni e sceglie un ritmo narrativo piuttosto lento, che dà alla narrazione un’aria di staticità.

Un’opera dalla trama interessante. Un affresco storico di una società newyorkese decisamente diversa da quella attuale.

2stelle

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Grazie per la lettura, alla prossima 🙂

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