RECENSIONE DI… “SCRIVERE È UN MESTIERE PERICOLOSO” DI ALICE BASSO


Salve lettori, buon sabato sera. Questi giorni non sono stata presente nel blog e mi scuso per questo, ma sono reduce da una noiosa parainfluenza. Oggi sto decisamente meglio e non potevo non regalarvi una nuova recensione, anche se il romanzo del quale vi parlerò non mi ha entusiasmata. Mi riferisco a “Scrivere è un mestiere pericoloso” di Alice Basso (Garzanti editore).

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Dopo la fine della relazione con Riccardo, Vani Sarca di professione ghostwriter si tuffa completamente nel lavoro. Da poco è diventata consulente della polizia e un nuovo libro attende di essere scritto: si tratta del memoriale di una cuoca che ha prestato servizio presso una facoltosa famiglia torinese recentemente divenuta protagonista di un sanguinoso fatto di cronaca. Tra interviste, appunti e indizi vari Vani si troverà coinvolta all’interno di un intricato giallo che la porterà a frequentare sempre più il commissario Berganza.

“Io guardo Irma come se san Pietro fosse inciampato su un grumo di nuvola e avesse accidentalmente fatto cadere dal cielo sulla mia strada l’unica cosa capace di rendere interessante questo lavoro di merda. Me stessa, con quasi cinquant’anni in più e il permesso di dire tutto quello che penso.”

 Dopo aver letto “L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome” (recensione  QUI) che, come sapete, non mi ha convinta pienamente, ho voluto concedere a Vani Sarca una seconda chance, ma anche questa volta le vicissitudini della singolare ghostwriter non hanno soddisfatto le mie aspettative.

In questo secondo capitolo Vani è alle prese con una missione letterario – investigativa. Gli elementi propri del giallo ci sono tutti e da questo punto di vista l’autrice riesce ad amalgamarli tra loro in maniera precisa senza trascurare l’aspetto psicologico della vicenda.

Ciò che non mi ha convinta è, proprio come accaduto nel primo volume, la figura della protagonista con la quale non sono riuscita a entrare in sintonia specie a causa di quella particolare forma di empatia che la rende ai miei occhi una sorta di genietto unico al mondo.

Un personaggio che, invece, ho particolarmente apprezzato è quello di Berganza, il quale svela un inedito lato di sé di cuoco provetto e tacito innamorato .

Non mancano le rivelazioni e i colpi di scena che tendono ad accelerare sensibilmente un ritmo narrativo particolarmente lento.

L’autrice sceglie una prosa semplice, diretta, discorsiva e molto dialogata.

Il coinvolgimento emotivo da parte del lettore risente fortemente dell’altalenante ritmo della narrazione e raggiunge il suo apice nella seconda metà dell’opera.

Un romanzo originale per quanto concerne i temi e la struttura, ma per me è un grande “Ni”.

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Grazie per la lettura, alla prossima 🙂

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