RECENSIONE DI…”L’ARTE DI ESSERE FRAGILI: COME LEOPARDI PUÒ SALVARTI LA VITA”


Salve lettori, eccoci giunti all’ultimo giorno del mese di novembre. Qui da me è arrivato l’inverno col suo vento freddo che invoglia a restare a casa seduti dinanzi al caminetto (chi, come me, non lo possiede, deve accontentarsi del termosifone). Questo pomeriggio sono qui per parlarvi di un romanzo molto particolare, una piccola perla da custodire in libreria, del quale consiglio vivamente a tutti la lettura.

cover

Quale correlazione può esserci tra uno scrittore contemporaneo e uno dei massimi esponenti della poesia ottocentesca? In questo particolare romanzo epistolare Alessandro D’Avenia immagina di dialogare Giacomo Leopardi ponendosi domande di senso e dimostrando come anche nell’epoca della tecnologia l’uomo abbia necessità d’interrogarsi sulla sua esistenza.

“Il mondo doveva sapere il prezioso e fragile segreto che avevi scoperto in una semplice primavera, in un semplice cielo notturno dominato dalla luna e dalle stelle.”

È tristemente noto che Leopardi non suscita le simpatie degli studenti e che attorno alla sua figura ruota l’immaginario collettivo che lo vede solo, triste, in balìa di amori spesso non corrisposti, costretto a vivere fuori dal mondo.

In quest’opera D’Avenia riscatta il poeta. Il suo non è un semplice racconto di avvenimenti facilmente riscontrabili in un qualunque testo di letteratura, ma è qualcosa di più profondo. È indagine psicologica e insieme ricerca di senso attraverso l’unione di passato e presente.

L’opera si suddivide in quattro sezioni – “Adolescenza o l’arte di sperare”, “Maturità o l’arte di morire”, “Riparazione o l’arte di essere fragili”, “Morire o l’arte di rinascere” – all’interno delle quali, ripercorrendo la vita del poeta attraverso le sue opere, l’autore si interroga sulle problematiche del nostro tempo. Molti sono i riferimenti all’ambiente scolastico, alla vita dei giovani d’oggi, costantemente sospesa tra immediatezza di internet e domande su se stessi, e aneddoti sulla vita dell’autore, il quale, tra queste pagine, butta giù la maschera rivelando le sue paure, mostrandosi piccolo dinanzi al grande e trasmettendogli – sempre – tutta la sua gratitudine. Da queste righe traspare l’amore nei confronti della poesia e del poeta capace di andare oltre la “siepe” verso “l’infinito”. È l’insegnamento a non mollare, a credere sempre nei propri obbiettivi, a rischiare anche e a saper cadere e rialzarsi.

L’autore si serve di uno stile semplice, ma curato nei dettagli, ricco di citazioni tratte non solo da opere leopadiane. La prosa segue i canoni della lettera tradizionale: l’autore si rivolge al poeta dandogli del tu, come se fosse un amico fidato, lo saluta amichevolmente e, come ogni lettera che si rispetti, inserisce il Post Scriptum finale.

Il lettore è piacevolmente coinvolto, anzi resta più volte di stucco dinanzi ad aspetti della vita e della poetica di Leopardi che non conosceva o che non aveva mai visto sotto una luce più “umana”. Chissà per quale arcano motivo siamo abituati a considerare i grandi della nostra letteratura come creature circondate da un’aurea mistica, senza considerare che sono stati anch’essi individui in carne e ossa con pregi e difetti proprio come tutti gli uomini.

Un romanzo – saggio sicuramente originale che vuole dare una nuova immagine a un poeta sì “sfortunato” ma dal grande genio intellettuale. Un invito a riscoprire la poesia nella vita di ogni giorno, a sapersi meravigliare dinanzi a un cielo stellato e a essere sempre più curiosi dinanzi alle meraviglie dell’esistenza.

5stelle

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Grazie per la lettura, alla prossima 🙂

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