RECENSIONE DI… “TRE VOLTE TE” DI FEDERICO MOCCIA


Salve lettori, buon sabato. Non mi sembra vero ma è arrivato il Maestrale! Lo stavo aspettando con ansia e trepidazione visto che il caldo umido che ci ha torturati da due mesi. L’unica nota stonata è che non è stato possibile andare al mare, ma non importa, non si può desiderare tutto dalla vita, giusto? Questa mattina ho portato a termine la lettura di un romanzo che mi ha riportata indietro di circa tredici anni. Mi riferisco a “Tre volte te” di Federico Moccia (Nord editore).

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Stefano Mancini è un uomo nuovo. Lavora come produttore televisivo e sta per sposare Gin, colei che lo ha perdonato. Il passato è alle spalle ed entrambi guardano verso un roseo futuro. La vita, però, è imprevedibile è spesso ti mette dinanzi a situazioni inaspettate, a nuove, scioccanti rivelazioni e a tante, troppe prove.

“Provo curiosità e dolore per tutto il tempo che ho perso, che ci siamo persi, per tutto quello che non ho visto di lei, tutti i suoi pianti, i suoi sorrisi e le sue gioie, i suoi momenti di felicità senza di me.”

Quando ho sentito parlare per la prima volta di questo libro sono rimasta sbigottita poiché, onestamente, non avrei mai potuto immaginare che dopo tanti anni ci potesse essere un seguito di quella storia che aveva omologato i quindicenni dell’epoca che non parlavano d’altro che di Babi e Step. Chi non ricorda questa sigla: “3MSC” o la famosa dedica che tutti gli innamorati prendevano in prestito? E come dimenticare la mania dei lucchetti? A lungo sono stata indecisa. Non sapevo se leggerlo e tornare ad avere quindici anni o se “passarlo” ai lettori più giovani. Alla fine, complici le giornate estive trascorse in spiaggia, ho deciso di affrontarne la lettura e d’immergermi nuovamente in quelle trame che, all’epoca, avevo apprezzato.

Sono passati tantissimi anni, i protagonisti sono ora adulti alle prese con i problemi “da grandi”. Il liceo è solo un ricordo così come le serate in discoteca, le risse, i primi amori.

Ciò che mi ha colpito positivamente è il cambiamento di Step che in queste pagine ci appare come un’altra persona: riflessivo, preciso sul lavoro, calmo e sempre pronto a fare da paciere. Innamorato della sua Gin, ha dimenticato completamente Babi, la ragazza che tanto tempo prima lo ha fatto cambiare in meglio. Anche se ci sono dei sentimenti che contro la nostra volontà sono destinati a vivere per sempre in un angolo ben nascosto di noi.

Restando in tema personaggi, non ho potuto fare a meno di notare il regresso, se così si può definire, di Babi. La fanciulla di buona famiglia, tranquilla e pacata si trasforma in qualcosa che mai nessuno si aspetterebbe. Alcuni suoi atteggiamenti, parole, espressioni spiazzano il lettore, il quale, non abituato a vederla in questa particolare veste, stenta a riconoscerla. Non è mio intento polemizzare o aprire un dibattito sui concetti di impulso, moralità e ragione, però mi sarebbe piaciuto ritrovare una Babi cresciuta, certo, ma con una psicologia simile a quella che avevo già conosciuto.

Gli altri personaggi, Gin inclusa, pur essendo naturalmente cambiati e cresciuti, mantengono più o meno le caratteristiche che il lettore conosce bene. Tuttavia, alcuni di loro, secondari ai fini della trama, vengono portati in scena un po’ troppo velocemente, appaiono come un lampo nella notte e con la stessa velocità scompaiono per poi ricomparire molti capitoli dopo per un’altra “comparsata” veloce.

Il romanzo, pur essendo corposo, si legge velocemente grazie a uno stile semplice, lineare, dialogato che molto ricorda quello dei due libri precedenti (vi sono molti meno riferimenti musicali ed elenchi di marche di abbigliamento e accessori, quest’ultima scelta giustissima). Personalmente ho apprezzato i numerosi flashback presenti che permettono sia di riepilogare un po’ le “puntate precedenti” sia di conoscere i sentimenti di Step che spesso non hanno trovato posto nei precedenti volumi, di contro non mi sono andate a genio alcune scelte ai fini dello sviluppo narrativo (il colpo di scena per liberarsi di Gin tanto per citarne una che ho trovato sbagliato considerato il genere del romanzo) e ho trovato alcuni momenti piuttosto noiosi rispetto al resto dell’opera in cui con un ritmo serrato si susseguono rivelazioni su rivelazioni.

Per quanto riguarda il coinvolgimento emotivo, almeno nel mio caso, è stato piuttosto altalenante soprattutto nella parte centrale mentre mi hanno pienamente coinvolta gli ultimi capitoli.

Un romanzo che conclude un ciclo non solo in ambito letterario, che ti fa ricordare le mattinate a scuola quando tra una lezione e l’altra si provava a immaginare come si potesse concludere la saga e i pomeriggi trascorsi al cinema con la bocca spalancata dinanzi allo schermo. Una lettura nostalgia e niente di più.

2stelle

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Grazie per la lettura, alla prossima 🙂

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