RECENSIONE DI… “SPIACENTE, NON SEI IL MIO TIPO” DI ANNA ZARLENGA


Salve lettori, buona domenica. Come state trascorrendo questa giornata festiva? Quest’oggi sono qui per proporvi una lettura leggera, adatta per un pomeriggio sul divano, una commedia romantica tutta italiana. Mi riferisco a “Spiacente, non sei il mio tipo” di Anna Zarlenga (Newton Compton editori). Ringrazio la casa editrice per avermi inviato una copia ebook.

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Sara è una ricercatrice in semiotica. Teo è il figlio di un noto produttore televisivo. I loro mondi sono in antitesi: legata al dovere lei, scansafatiche lui; goffa e poco attraente lei, playboy incallito lui. Le loro strade si incroceranno prima durante una festa di matrimonio e poi tra i corridoi della facoltà di Scienze della Comunicazione. Lo scapestrato Teo, costretto dal padre a riprendere gli studi, pena la perdita dei privilegi di cui gode, è determinato: deve necessariamente superare l’esame ed è pronto a tutto, persino a sedurre la professoressa verso la quale è convinto di non provare attrazione.

“Tu mi rendi speciale. Io ti rendo speciale. Siamo due parti che creano un disegno, che sfugge all’umana comprensione. Ma è il nostro disegno e io lo vedo perfetto.”

Capita, a volte, nella vita di sentirsi fuori posto. È questo che avviene ai protagonisti del romanzo, Sara e Teo si sentono reciprocamente estranei, poiché appartengono a due mondi diametralmente opposti.

Sara è una donna che sa usare il cervello. Non le importa di apparire poco attraente, non rinuncia agli occhiali, ha un fisico tondo e non ama curare più di tanto l’abbigliamento poiché è convinta che un uomo debba cogliere, oltre il lato estetico di una donna, soprattutto quello mentale. Per Sara ciò che conta davvero nella vita è la preparazione, vuole realizzarsi sul lavoro e diventare una docente universitaria, non è interessata più di tanto alle relazioni men che meno con uomini mentalmente troppo diversi da lei. Incarna indubbiamente una donna di carattere in grado di staccarsi dalla massa e di essere se stessa.

Teo, verso il quale confesso di non aver provato una grande simpatia, è abituato a vivere nel lusso contando sulle forze paterne. La sua è un’esistenza passiva trascorsa tra belle donne e serate fuori. A differenza di Sara, sa sfruttare al meglio il suo fascino e non gli interessa raggiungere una lodevole posizione lavorativa. È una persona apparentemente frivola, antipatica, saccente, con atteggiamenti da finta superiorità, abituato ad avere tutto quello che vuole.

Unico punto in comune è l’odio nei confronti dei matrimoni. Sara, infatti, vede le nozze in maniera cinica, mentre Teo come una vera e propria disgrazia, un evento che riduce fortemente la libertà di un uomo. I due si troveranno a condividere la giornata festiva (la sposa è la sorella di Sara mentre lo sposo è il migliore amico di Teo) e persino a essere protagonisti di una piccola e innocente trasgressione.

La seconda parte del romanzo, incentrata sulla vita universitaria, è più dinamica e vede i due fronteggiarsi in maniera piuttosto grottesca. Teo vuole autoconvincersi che quella donna non fa per lui, che non potrà mai provare attrazione per colei che è altamente lontana dai suoi canoni, mentre Sara non tollera l’arroganza di un uomo che sembra sconvolgerla facendola costantemente trovare nei guai. Eppure, tra costanti battibecchi, battute, situazioni imbarazzanti ed equivoci i due arriveranno a comprendere qual è il confine tra il non sopportarsi e il provare simpatia nei confronti di chi non si sarebbe mai immaginato.

La prosa dell’autrice è semplice e scorrevole, lo stile leggero e brioso, non mancano momenti esilaranti che divertono il lettore anche se, personalmente, ho trovato alcuni segmenti narrativi un po’ ripetitivi e la trama in sé non propriamente originale.

Una lettura comunque piacevole, con un ritmo incalzante, con la quale trascorrere un pomeriggio di relax e leggerezza. Un romanzo che si rivela un invito a non perdere mai, per nessuna ragione al mondo, la propria autostima e a non trarre giudizi affrettati sugli altri basandosi sulla sola apparenza.

3stelle

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Grazie per la lettura, alla prossima 🙂

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