RECENSIONE DI… “COSA RESTA DI MALE” DI GIANMARCO SOLDI


Salve lettori, quest’oggi il blog ha il piacere di ospitare il review party del romanzo d’esordio di Gianmarco Soldi “Cosa resta di Male” (Rizzoli). Ringrazio la casa editrice per avermi spedito una copia cartacea.

Nessuna descrizione della foto disponibile.

 

Amato e Gioia sono due cuginetti molto legati tra loro. Un pomeriggio d’agosto, mentre sono nascosti in macchina, Gioia gli confessa che ha appena schiacciato una lucertola e lo obbliga, se non vuole fare la stessa fine, a baciarle i piedi. Amato esegue il suo ordine e da quel momento scopre un lato di sé che non conosceva, un aspetto che lo affascina e spaventa al tempo stesso. Quando la sua strada incrocia quella di Malena, detta Male, tutto cambia. Insieme i due vivranno un percorso di crescita e scoperta, impareranno ad amarsi, a far cadere le barriere e i freni inibitori, a perdersi, a ritrovarsi, a mancarsi.

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“Forse è più facile perdersi per poi ritrovarsi che cercarsi su strade diverse.”

Scoprire se stessi non è mai un’impresa facile, specie se alla presa di coscienza delle potenzialità del proprio corpo si aggiunge il voler comprendere i meccanismi della mente.

Amato si ritrova a compiere questo viaggio introspettivo molto presto. Cresciuto in un piccolo paese, all’interno di una famiglia benestante, non avrebbe nulla di cui lamentarsi, eppure c’è qualcosa che lo tormenta, un pensiero che lo fa quasi vergognare, un chiodo fisso che non riesce a scacciare. È in questo momento di difficoltà che, isolatosi dagli amici, trova conforto in Malena, sua coetanea, ma, per certi versi, molto più grande di lui.

Malena attira da subito l’attenzione di Amato (e del lettore). Il suo aspetto esteriore non passa di certo inosservato e i suoi atteggiamenti, che potrebbero apparire strani, contribuiscono a crearle attorno un’aurea di mistero.

Tra i due è subito feeling. Sentono di essere fondamentalmente simili – due esseri in cerca di una meta – e insieme provano a farsi forza, a squarciare il velo delle ovvietà e a sperimentare per trovare la giusta strada. Il loro non è un rapporto convenzionale, non ci sono grandi dimostrazioni di affetto, non vi è spazio per i saluti e dominano lunghi periodi di assenza. Eppure, senza Male Amato è perso. Male è la sua fonte vitale, la sua àncora di salvezza, il suo faro. Tra i due si instaura un rapporto di dipendenza e il loro amore diviene sempre più necessario e soffocante fino a quando sarà la vita stessa a dare tutte le risposte delle quali hanno bisogno.

L’autore è abile nel delineare la psicologia dei due protagonisti inserendoli in un contesto geografico e sociale ben caratterizzato. Personalmente non ho condiviso alcuni atteggiamenti o situazioni che mi hanno portata a considerare Amato e Malena in maniera critica.

Lo stile di scrittura è semplice ed efficace, con periodi talvolta brevi ma di grande impatto emotivo che contribuiscono a catalizzare l’attenzione del lettore, il quale si troverà inevitabilmente a provare tutti i disagi e l’angoscia vissuta dei personaggi.

Un romanzo duro, un lungo flusso di coscienza. Un’opera “vera” senza artifici narrativi. Un romanzo di formazione.

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Grazie per la lettura, alla prossima 🙂

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