RECENSIONE DI… “POSTO, TAGGO, DUNQUE SONO?” DI ANGELO ROMEO


Salve lettori, buon solstizio d’estate a tutti voi. Spero che possiate trascorrere tutti una stagione all’insegna del relax e della tranquillità. Questa mattina sono qui per parlarvi di un’opera di non fiction incentrata su un argomento sociale molto attuale: l’uso di Internet e dei social network. Mi riferisco a “Posto, taggo, dunque sono?” di Angelo Romeo (Mimesis).

L’avvento di Internet e dei social network ha modificato in maniera sostanziale il nostro modo di vivere. I social, in particolare, hanno assunto un ruolo importante nella vita degli individui, specie dei più giovani. Oggigiorno pressoché tutti hanno costantemente tra le mani un dispositivo che permette di rimanere collegato col mondo. In qualunque luogo ci si trovi (in casa, al ristorante, per strada) si è costantemente pronti a rispondere a mail, messaggi, videochiamate e anche quando ci si trova in compagnia di persone reali non si disdegna il contatto con gli “amici” virtuali. In questo breve saggio il sociologo Angelo Romeo presenta il fenomeno analizzandone alcuni aspetti fondamentali servendosi di un ricco apparato di fonti. Completano l’opera le conversazioni con tre noti studiosi: David Le Breton, Geert Lovink, Junji Tsuchiya, poste al termine di ciascun capitolo.

“Un tempo esistevano i muretti, luoghi d’incontro dove in particolare i giovani si radunavano in determinate ore per stare insieme e organizzare la serata. Parlavano del più e del meno, scherzavano e confrontavano le loro esperienze. Oggi quei muretti non sono più considerati luoghi d’incontro e simbolo di aggregazione come nel passato, ma si sono trasferiti sulla rete.”

Parlare dei social in un mondo nei quali essi rappresentano importanti mezzi di comunicazione non è affatto facile. I social network sono entrati prepotentemente nella vita degli esseri umani e non ne sono più usciti divenendo a tutti gli effetti estensione degli individui. Avere un profilo sui social è quasi scontato così come lo è messaggiare su WhatsApp o aggiornare costantemente riguardo le vicissitudini del proprio quotidiano.

Il saggio è suddiviso in tre capitoli nei quali si affrontano specifiche tematiche. Nel primo intitolato “Post, tag e nuovi rituali”, si parte dal concetto secondo il quale i social network abbiano accorciato le distanze divenendo dei luoghi di aggregazione nei quali un’ampia cerchia di individui conosce contemporaneamente ogni particolare della vita dell’altro. Si passa poi ad analizzare l’evoluzione tecnologica dal mondo dei blog al diario di Facebook, entrambi strumenti utilizzati per parlare di sé creando una propria cerchia di utenti coi quali rapportarsi, siano essi persone facenti parte anche della propria vita reale oppure mere conoscenze virtuali, distanti geograficamente e destinate a restare tali. Nel secondo capitolo intitolato “Apparenze digitali” si riflette sul ruolo dell’apparenza, vera regina del mondo social. Le immagini postate e i selfie non sono altro che specchi di ciò che si vuole dire di sé. Sentimenti come l’amicizia, l’amore, la rabbia divengono “astratti” poiché appartenenti a un contesto virtuale, lontano dalla realtà. Lo schermo del pc o del cellulare fa sentire forti, permette di dare di sé un’immagine totalmente diversa e spinge a comportamenti che probabilmente nella vita reale non si assumerebbero. Persino la famiglia, prima e importante istituzione sociale nella vita di un individuo, risente dello sviluppo dei social. Nei contesti familiari, infatti, il dialogo è pressoché assente poiché si vive con lo sguardo costantemente puntato su smartphone e tablet che spesso divengono, specie per i più piccoli, veri e propri compagni di avventura. Nel terzo capitolo intitolato “L’odio e la rabbia in rete” si riflette sugli effetti collaterali dei social. Nel mondo virtuale, purtroppo, si assiste spesso a episodi di violenza nei confronti di alcuni soggetti che vengono letteralmente bersagliati da commenti offensivi, siano essi a sfondo razzista o di genere. Altro fenomeno molto diffuso in rete è quello del cyberbullismo che coinvolge soprattutto gli adolescenti.

La prosa dell’autore è costantemente intervallata da richiami a opere di altri celebri studiosi di sociologia che permettono di confutare le sue tesi. Lo stile, tuttavia, non risulta di agevole lettura. A mio parere, appare piuttosto ostico, spesso è necessario rileggere dei passaggi per comprenderne appieno il senso e questo penalizza il lettore che si trova dinanzi un’opera di non immediata consultazione.

Un saggio dalle interessanti argomentazioni che, secondo me, si rivela essere destinato a una cerchia ristretta di pubblico di “addetti ai lavori”.

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Posto, taggo, dunque sono? Nuovi rituali e apparenze digitali

Grazie per la lettura, alla prossima 🙂

2 pensieri su “RECENSIONE DI… “POSTO, TAGGO, DUNQUE SONO?” DI ANGELO ROMEO

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