RECENSIONE DI… “UN’ESTATE A PARIGI” DI SARAH MORGAN


Salve lettori, in questo ultimo giorno del mese di luglio torna l’appuntamento con la rubrica estiva “Letture sotto l’ombrellone”

Libera per usi commerciali. Attribuzione non richiesta.

Questa mattina sono qui per parlarvi del nuovo romanzo di un’autrice che adoro. Mi riferisco a “Un’estate a Parigi” di Sarah Morgan (HarperCollins). Ringrazio la casa editrice per avermi inviato una copia ebook.

Grace ha quarantasette anni e da venticinque è sposata con David dal quale ha avuto una figlia, Sophie. In occasione della festa di San Valentino, la donna ha deciso di regalare al marito un intero mese a Parigi, città che ama moltissimo. Purtroppo, però, quella stessa sera, David le confessa che vorrebbe divorziare da lei. Audrey è un’adolescente problematica, costretta a combattere ogni giorno con la dipendenza dall’alcol che affligge la madre. Concluso il percorso scolastico, la giovane acquista un biglietto per Parigi e parte verso la libertà. Sarà proprio tra le strade della capitale francese che le due donne s’incontreranno e grazie anche al fascino di un’antica libreria instaureranno un legame di amicizia davvero particolare.

“Ma erano momenti in cui aveva immaginato che vivere senza di lui l’avrebbe uccisa; un cuore spezzato, aveva scoperto, di rado conduce alla morte. Piuttosto è come una tortura, lenta, prolungata e dolorosa”

Due donne appartenenti a due generazioni diverse possono avere qualcosa in comune? La risposta a questa domanda che sorge spontanea non appena si inizia a leggere il romanzo è affermativa. Anzi, Audrey e Grace divengono complementari: l’una è sempre pronta per sorreggere l’altra.

Grace ha visto il suo mondo perfetto sgretolarsi nell’arco di una serata. Per anni è stata convinta di aver creato una famiglia da sogno, un piccolo nido all’interno del quale la vita scorreva serena. Tutto era sotto il suo assoluto controllo e nulla veniva lasciato al caso. Come ogni oggetto veniva prontamente collocato al suo posto, così l’ordine familiare rispecchiava la mania del controllo della donna, sempre pronta a farsi in quattro per il bene della famiglia. Quando, tuttavia, l’intera impostazione della sua vita viene messa in discussione, Grace capisce di aver bisogno di qualcosa di nuovo. Non deve più contare su David, deve imparare a cavarsela da sola, trovando in sé quella sicurezza che, forse, non aveva mai avuto.

Audrey, al contrario, vive nel caos. I rapporti con la madre sono pressoché inesistenti, è stata costretta a crescere in fretta e si trincera nelle bugie per non essere giudicata dagli altri. Desidera fortemente un’occasione che le permetta di dimostrare quanto vale realmente, di comprendere che, in fondo, anche lei ha diritto a essere felice e a disegnare il suo futuro.

Le due donne, entrambe desiderose di riscatto, creano in poco tempo un rapporto meraviglioso. Hanno la complicità giusta, l’una insegna all’altra qualcosa di nuovo e, soprattutto, sono rispettivamente punti di riferimento nell’assolato luglio parigino.

Ben caratterizzate psicologicamente, alle due protagoniste è impossibile non affezionarsi. La narrazione avviene alternando i duplici punti di vista al quale si associa un terzo, voce di un personaggio femminile speciale e rilevante ai fini dello sviluppo della trama.

Neo del romanzo, a mio parere, è lo stile dell’autrice. Se da un lato è semplice e fluido, dall’altro gli avvenimenti si susseguono con un ritmo a tratti molto lento. Ne consegue il coinvolgimento emotivo altalenante da parte del lettore, il quale avverte, in alcuni segmenti narrativi, una sorta di vuoto.

Il romanzo resta comunque una buona lettura sia per quanto concerne le tematiche affrontate sia per l’ambientazione scelta e non da ultimo per quel pizzico di romanticismo in linea con la produzione letteraria dell’autrice.

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Un’estate a Parigi

Grazie per la lettura, alla prossima 🙂

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