RECENSIONE DI… “TI CHIAMO SUL FISSO” DI RAINBOW ROWELL


Salve lettori, alzi la mano chi non ha mai desiderato possedere una macchina del tempo o un qualsiasi strumento per poter mettersi in comunicazione col passato. Il romanzo del quale vi parlerò oggi affronta proprio questo tema, purtroppo, ve lo anticipo, non mi ha particolarmente colpito. Mi riferisco a “Ti chiamo sul fisso” di Rainbow Rowell (Piemme).

Georgie è sposata con Neal, suo amore sin dai tempi dell’università, è madre di due bambine e lavora come sceneggiatrice televisiva. Adora il suo lavoro al punto che, per esso, è costretta a rinunciare alle vacanze natalizie a Omaha con la famiglia di suo marito. Rimasta sola, per sottrarsi alla malinconia, si stabilisce dalla madre, nella casa nella quale viveva da adolescente. Tornata nella sua vecchia camera, prova a chiamare il marito usando il vecchio telefono fisso giallo. La sua incredulità sarà enorme quando a risponderle sarà il Neal di quindici anni prima.

“Come avrebbe mai potuto dubitare che la amasse? Quando amarla era la cosa che faceva meglio di tutte le altre cose che già faceva splendidamente.”

Poter rivivere il passato con la consapevolezza del presente è un desiderio abbastanza comune. Se il passato invadesse il presente cosa accadrebbe?

Georgie è ormai una donna realizzata, d’altronde ha sempre saputo cosa volesse dalla vita. Riesce a conciliare la vita lavorativa con quella familiare, ha trovato il giusto equilibrio nella routine quotidiana, eppure c’è qualcosa che non va. Il rapporto con suo marito si trascina da tempo, probabilmente nessuno dei due si è reso effettivamente conto di quello che sta succedendo e allontanarsi per un po’ potrebbe essere la soluzione per risolvere i problemi e ripartire. Quando le viene concessa l’occasione di poter interagire col passato Georgie è scettica. Se da un lato vede questo “dono” come un privilegio per poter aggiustare qualcosa che non va, dall’altro il timore che la sua vita prenda una piega diversa è enorme. Costantemente combattuta tra il dover compiacere se stessa e gli altri, Georgie attraversa momenti di confusione tanto che inizia sistematicamente a chiedersi: “Cosa sarebbe successo se…?” e se avesse sbagliato tutto?

Di Neal non si sa moltissimo. Al contrario della moglie, non è una persona sicura. La sua unica certezza riguarda l’amare sua moglie e le bambine, è presente nella vita familiare, cerca di appoggiare sua moglie come può tanto che ha acconsentito a lasciare il suo paese per trasferirsi a Los Angeles a causa del lavoro di lei.

Il romanzo non segue un filo narrativo lineare in quanto gran parte dell’intreccio è influenzato dai pensieri e ricordi della protagonista. Certo, non mancano momenti esilaranti ed equivoci, ma, a mio parere, nel lettore si genera confusione poiché i continui riferimenti al passato talora vengono presentati in maniera un po’ brusca. Soprattutto nella prima metà dell’opera, inoltre, il ritmo della narrazione appare piuttosto lento e “piatto”e nonostante lo stile sia sempre semplice, scorrevole e diretto, non riesce a fare breccia nel lettore.

Un romanzo indubbiamente ricco di tenerezza ma che, secondo me, non riesce a sfruttare appieno il suo potenziale.

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Ti chiamo sul fisso

Grazie per la lettura, alla prossima 🙂

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