RECENSIONE DI… “IL CANTO DI PENELOPE” DI MARGARET ATWOOD


Salve lettori, state seguendo il festival di Sanremo? Quale canzone preferite? Questa mattina non sono qui per parlarvi di musica (ovviamente!) ma per recensirvi un romanzo che può essere considerato una piccola perla nel panorama dei retelling mitologici. Mi riferisco a “Il canto di Penelope” di Margaret Atwood (Ponte alle grazie).

Nell’Odissea la figura di Penelope incarna l’immagine della moglie fedele e devota al marito che lo attende per anni interi. In questa rivisitazione del mito Margaret Atwood dà voce alla donna. Sarà lei, che ormai si trova nell’Ade, a parlare di sé, della sua storia, finalmente “ascoltiamo” la sua voce senza filtri. Il suo racconto pone in luce il suo ruolo di donna in un mondo nel quale la figura femminile era costretta a sottostare al volere maschile.

“L’acqua non oppone resistenza. L’acqua scorre. Quando immergi una mano nell’acqua senti solo una carezza. L’acqua non è un muro, non può fermarti. Va dove vuole andare e niente le si può opporre. L’acqua è paziente. L’acqua che gocciola consuma una pietra. Ricordatelo. Ricordati che per una metà tu sei acqua. Se non puoi superare un ostacolo, giragli intorno. Come fa l’acqua.”

Non appena si fa riferimento alla moglie di Odisseo, a tutti viene in mente la celebre tela che viene cucita la mattina e scucita la sera. Penelope è l’emblema per eccellenza dell’attesa, della pazienza, della virtù, ma ci siamo mai chiesti chi era davvero questa donna e quali pensieri popolavano la sua mente?

Tra le pagine di questo romanzo Penelope è finalmente protagonista. La donna, ormai morta, osserva la terra da un nuovo punto di vista e fa conoscere se stessa attraverso i ricordi. Emergono particolari riguardo la sua infanzia, il matrimonio combinato, la rivalità con Elena sino ai celebri episodi legati alla guerra di Troia, alla lunga attesa sino alla difficile lotta contro i Proci. Penelope appare come una donna inquieta e una madre alle prese con un figlio adolescente, nella sua vita terrena ha sofferto molto e anche ora che abita nell’Ade non riesce ancora a trovare la serenità.

Accanto a Penelope hanno voce le dodici ancelle impiccate da Telemaco, accusate di essere state amanti dei Proci. Tali giovani donne impersonando il coro – elemento, questo, tipico delle tragedie greche – cantano dei loro dolori e dell’infelice vita che hanno vissuto alimentando, inevitabilmente, il senso di colpa di Penelope.

Molto importante è il tema della violenza contro le donne espressa sia attraverso il racconto di Penelope, sempre costretta a sottostare al volere del marito, sia attraverso quanto accade alle dodici ancelle. L’Ade è parte integrante della narrazione, nella prosa, infatti, si trovano spesso alcuni dettagli su questo ambiente.

Lo stile è curato, musicale, poetico. L’autrice riesce a catturare il lettore attraverso la grande carica emozionale che l’opera trasmette pagina dopo pagina e lo accompagna in un viaggio totalmente inedito.

Un romanzo con protagonista una donna a suo modo forte. Una lettura breve ma non per questo priva di intensità.

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Il canto di Penelope

Grazie per la lettura, alla prossima 🙂

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