RECENSIONE DI… “LA RAGAZZA DI KABUL” DI HOMEIRA QADERI


Salve lettori, buona domenica. Quest’oggi sono qui per parlarvi di un libro dalla tematica importante e ancora tristemente attuale. Mi riferisco a “La ragazza di Kabul” di Homeira Qaderi (Newton Compton editori).

Homeira è cresciuta nell’Afganistan delle guerre e delle occupazioni. Sin da piccola ha imparato a nascondersi e a convivere con il rumore dei bombardamenti. Di indole ribelle, dimostra ben presto di non accettare la condizione nella quale è nata. Si concentra nello studio anche quando studiare è vietato, crede nel potere salvifico dei libri e agogna la parità di genere che altrove è data per scontato. Saranno proprio questi suoi desideri a farle vivere il dolore più grande: la separazione da suo figlio.

“Homeira, ovunque tu vada, portati sempre dietro la tua penna. […] Scrivi in privato. Nessuno può portarti via la tua penna o i tuoi racconti.”

La condizione femminile non è la stessa in ogni angolo del pianeta. Se da una parte il femminismo ha dato i suoi frutti, dall’altra vi sono donne costrette ancora a subire il peso della figura maschile.

Homeira, a differenza della stragrande maggioranza delle donne del suo Paese, non ci sta. Non accetta di subire passivamente, stringendo le spalle, vuole lottare per far sì che anche le donne del suo popolo possano avere un ruolo di tutto rispetto nella società. È una bambina di spiccata intelligenza e coraggio, sfida i bombardamenti, mette a rischio se stessa e la sua famiglia per realizzare i suoi scopi. Crescendo tale determinazione si fa sempre più forte così come i rischi ai quali va incontro. Homeira ama scrivere, non gli è permesso, lo fa lo stesso. Eppure, nonostante tutto anche lei va incontro al suo destino di donna, un destino nel suo caso beffardo che prima sembra essere a lei favorevole (riesce a studiare, a laurearsi, a essere indipendente) e poi la spiazza. Colpisce il suo modo di reagire dinanzi agli eventi. Homeira concede spazio al dolore ma non si lascia sopraffare da esso, reagisce, cerca un modo per risolvere i problemi, non molla.

L’opera è strutturata come un romanzo di memorie scritto in prima persona dall’autrice e indirizzato al figlio perduto. Le parti narrative sono intervallate, infatti, dallo stile epistolare dove il pathos raggiunge il suo culmine.

Un’opera interessante e senza filtri. Una lettura che permette di avere uno sguardo profondo e diretto, senza alcuno sconto, su quella che è la condizione femminile in un territorio non poi così distante dal progredito Occidente.

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La ragazza di Kabul

Grazie per la lettura, alla prossima 🙂

2 pensieri su “RECENSIONE DI… “LA RAGAZZA DI KABUL” DI HOMEIRA QADERI

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