RECENSIONE DI… “TUTTA COLPA DELL’ESTATE” DI MANDY BAGGOT


Salve lettori, in questo primo sabato di agosto torna l’appuntamento con la rubrica “Letture sotto l’ombrellone”.

Libera per usi commerciali. Attribuzione non richiesta.

Questa mattina sono qui per parlarvi di un romanzo che si è rivelato una bellissima sorpresa sin dalle primissime pagine. Mi riferisco a “Tutta colpa dell’estate” di Mandy Baggot (Newton Compton editori). Ringrazio la casa editrice per avermi inviato una copia ebook.

Lucie Burrows lavora come infermiera. Dopo aver trascorso un duro periodo a seguito della pandemia, accetta l’invito dell’amico e collega Gavin a trascorrere un periodo di vacanza in Grecia, nell’isola di Corfù, precisamente nel piccolo paese di Sortilas (quest’ultimo frutto dell’invenzione dell’autrice). Anche Michails Andino ha trascorso un anno difficilissimo. Medico pneumologo presso l’ospedale di Salonicco, ha vissuto in prima linea l’emergenza sanitaria e ha deciso di tornare a Sortilas per concedersi un periodo di riposo. Nella paradisiaca isola greca, però, gli imprevisti sono dietro l’angolo, in primis una frana che costringe all’isolamento. Per Michails e Lucie è arrivato il momento di guardare in faccia la realtà mettendosi a nudo e, chissà, di lasciarsi andare ai sentimenti.

“«Sei uno sciamano! Lo sapevo!» […] «Sono innamorata di uno stregone!». […] «Voglio dire…». […] «Non te lo rimangiare» […] «È troppo presto?». «Non vedo cosa dovremmo aspettare»”

Che la pandemia abbia lasciato segni indelebili in tutti noi è ormai noto, tuttavia ci siamo mai chiesti cosa ha comportato in coloro i quali ogni giorno sono stati a contatto diretto con quanto accadeva?

In questo romanzo l’autrice dà voce proprio a due rappresentanti della categoria sanitaria. In entrambi è evidente quanto la lotta alla pandemia abbia inciso sulla loro psiche e sulle reazioni agli eventi.

Lucie ha perso la madre quando era una bambina piccolissima, è cresciuta con sua zia, iperprotettiva nei suoi confronti, e, nonostante gli anni siano passati, non è riuscita a scoprire cosa è accaduto davvero o meglio chi era davvero sua madre.

Anche Michails ha perso la madre da molto tempo inoltre ultimamente è stato costretto a confrontarsi nuovamente con la morte dovuta non solo alla pandemia per cui deve convivere col dolore che tale senso di perdita comporta e assieme accettare quanto è accaduto. In paese tutti lo considerano un eroe a cui rendere omaggio, ma nessuno pare rendersi conto di quanto desideri solo staccare momentaneamente il cervello da tutte le pressioni alle quali è stato sottoposto.

Il rapporto tra i due cresce pagina dopo pagina. Parte in sordina poi pian piano si evolve, tassello dopo tassello, confidenza dopo confidenza. Insieme proveranno ad accettare la situazione esterna e il terremoto emotivo che hanno provato a tenere per anni sepolto in un vortice di sentimenti che li spiazzerà.

Completano la narrazione i numerosissimi personaggi apparentemente secondari. A cominciare da Gavin, che sprigiona simpatia da tutti i pori, e da zia Meg per passare alla sindaca del paese, ai turisti sino alla famiglia di Michails e agli altri anziani arzilli abitanti.

Lo stile dell’autrice è semplice, fluido e brioso. Il romanzo pullula di situazioni comiche che suscitano l’ilarità nel lettore e di momenti malinconici ad alto contenuto emotivo che provocano una sana dose di empatia nei confronti dei protagonisti.

Un romanzo ben costruito e completo sotto tutti i punti di vista. Una lettura nella quale l’evasione si sposa con la riflessione.

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Grazie per la lettura, alla prossima 🙂

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