RECENSIONE DI… “IL CANTO DI CALLIOPE” DI NATALIE HAYNES


Salve lettori, in questo venerdì mattina sono qui per parlarvi di una rivisitazione mitologica che, purtroppo, non mi ha coinvolta quanto avrei voluto. Mi riferisco a “Il canto di Calliope” di Natalie Haynes (Sonzogno). Ringrazio la casa editrice per avermi spedito una copia.

La guerra di Troia è conclusa. Le donne stanno per affrontare il loro destino. Il poeta invoca la Musa, ha bisogno d’ispirazione per dare vita alla sua opera. Calliope, la musa della poesia epica, interviene: è vero, le vicende sono state narrate, ma delle donne, delle loro vicissitudini chi si occupa? Ecco che tra le pagine trovano posto le vicende di Penolope, Cassandra, Pentesilea, Clitennestra, Briseide fino alle grandi dee. Tocca a loro adesso presentare il loro punto di vista.

“Questa però è anche la guerra delle donne, non solo la guerra degli uomini, e il poeta dovrà tenere conto del loro dolore – il dolore delle donne che sono sempre state relegate ai margini della storia, vittime degli uomini, scampate agli uomini, schiave degli uomini – e dovrà raccontarlo, oppure non racconterà un bel niente. le donne hanno aspettato il loro turno anche troppo.”

Le vicende legate alla guerra di Troia sono notissime. Allo stesso modo è noto quanto le donne rivestano un ruolo marginale e secondario, rappresentano un contorno, un bottino che viene spartito tra i vincitori.

In questa rivisitazione, viene posto in primo piano il ruolo ricoperto dalle figure femminile. Tra le pagine divengono protagoniste indiscusse delle vicende, attraverso il ruolo della musa Calliope, la quale diviene narratrice onnisciente degli eventi.

A mio parere, questa trovata letteraria non appare pienamente riuscita. Ciascun personaggio femminile appare piuttosto piatto, non ben caratterizzato dal punto di vista psicologico e caratteriale, incastrato nello stereotipo che la tradizione ci ha tramandato.

Le vicende non aggiungono né sottraggono nulla a ciò che tutti conosciamo, anzi, ai miei occhi è apparso come se stessi leggendo una sorta di riassunto dei poemi omerici. Dal punto di vista stilistico la prosa appare scorrevole con un registro abbastanza ricercato e “teatrale”, anche se frammentaria in quanto la voce di Penelope, delle troiane, di Cassandra e della stessa Calliope s’interrompe per poi riprendere dopo qualche pagina. Il racconto di ogni donna si snoda nello spazio di poche pagine e talora si ha l’impressione di non essere riusciti a entrare a sufficienza nel racconto, a empatizzare col personaggio.

Un romanzo sicuramente con ottime potenzialità, ma che, secondo me, appare come un’occasione sprecata.

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Il canto di Calliope

Grazie per la lettura, alla prossima 🙂

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