RECENSIONE DI… “LE PICCOLE LIBERTÀ” DI LORENZA GENTILE

Salve lettori, buona domenica. Questa mattina sono qui per parlarvi di un romanzo che mi ha attirata in primis per la sua copertina, lo ammetto. Mi riferisco a “Le piccole libertà” di Lorenza Gentile (Feltrinelli).

Oliva ha trent’anni, ha un lavoro precario, adora gli snack giapponesi, sta per sposare Bernardo, l’uomo perfetto agli occhi della sua famiglia, e vive una vita apparentemente “normale”. In realtà la giovane soffre di insonnia e tachicardia e avverte un senso di vuoto e precarietà. Un giorno la sua esistenza subisce un forte scossone quando le viene recapitato un pacco accompagnato da una lettera scritta da zia Vivienne, la sorella di suo padre, nella quale la donna la invita a trascorrere il weekend successivo a Parigi poiché ha delle cose da dirle. Oliva, dopo vari tentennamenti, decide di partire, tuttavia la donna non si presenterà all’appuntamento fissato presso la celebre libreria “Shakspeare and company”. Intenzionata a mettersi in contatto con la zia, Oliva deciderà di rimandare la partenza e diverrà parte integrante della comunità bohémien che ruota attorno alla libreria che giorno dopo giorno l’aiuterà a comprendere quanto nella vita sia necessario concedersi delle libertà e non solo doveri.

“Ho lasciato tutto in sospeso e sono qui. Aspetto. Aspetto la zia. Non so più cosa aspetto.”

È difficile vivere scissi tra l’immagine che si dà di sé e ciò che vogliamo realmente per noi. Lo sa bene Oliva, la protagonista di questo romanzo. Sin da piccola, ha fatto solo ciò che la sua famiglia voleva per lei, mettendo da parte i sogni e cercando continuamente di compiacere gli altri. La giovane, pur consapevole della forma di disagio nel quale sta annegando, la rifiuta andando avanti giorno per giorno interpretando la parte della donna realizzata e innamorata.

Zia Vivienne ha rappresentato per lei un punto di riferimento fino a quando è stata allontanata dalla famiglia. È stata la donna a farle apprezzare libri, opere teatrali, la città di Parigi e a darle consigli di vita primo tra tutti quello di seguire i propri sogni.

La capitale francese è presentata agli occhi del lettore come un luogo idilliaco. L’autrice, infatti, focalizza la sua attenzione sui luoghi turistici e sulle specialità culinarie (in particolare dolciarie) del posto. Tra le vie della città Oliva impara ad apprezzare la spontaneità dei piccoli gesti e a vedere se stessa sotto una nuova luce.

I personaggi sono tutti ben descritti nella loro eccentricità (i parigini) e nella rigidità (i genitori e il fidanzato). Lo stile  semplice, scorrevole e coinvolgente è arricchito da citazioni e riferimenti a opere letterarie che ben si addicono al contesto della libreria all’interno della quale si svolge gran parte della narrazione.

Un romanzo piacevole e accattivante. Una lettura che con semplicità vuole insegnare a essere sempre se stessi senza vergognarsene.

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Le piccole libertà

Grazie per la lettura, alla prossima 🙂

RECENSIONE DI… “IL PROFESSORE” DI CHARLOTTE BRONTË

Salve lettori, in questa mattinata di metà giugno sono qui per parlarvi di un romanzo classico poco noto, frutto della penna di una celebre autrice. Mi riferisco a “Il professore” di Charlotte Brontë (la mia edizione è edita RBA).

Primo romanzo scritto dalla Brontë, pubblicato postumo nel 1857, si focalizza sulle vicissitudini di William Crimsworth, giovane uomo che diverrà professore a Bruxelles dapprima presso un collegio maschile e successivamente anche presso l’attiguo collegio femminile. Orfano di entrambi i genitori, non in buoni rapporti col fratello, William subirà ben presto il fascino di due donne, molto diverse l’una dall’altra: Mademoiselle Reuter, la direttrice del collegio femminile, e la giovane e modesta Frances, sua allieva.

“Detesto l’ardire, l’ardire che appartiene all’arrogante e all’insensibile, ma amo l’audacia di un cuore forte, la passione di un sangue generoso.”

Come nel celebre Jane Eyre, protagonista del romanzo è un insegnante. William è un uomo colto, ricco di ideali e desideroso di svolgere un lavoro che ricalchi la sua formazione e risponda alle proprie passioni. Solo e squattrinato, ha bisogno di concretizzare i suoi progetti e il ruolo di insegnante sembra essergli cucito addosso. Pagina dopo pagina emerge la psicologia dell’uomo, scissa tra sensibilità e rigore. Se da una parte si lascia andare ai sentimentalismi, dall’altra non esita a esprimere giudizi spietati sulle sue allieve.

Le due figure femminili, che attirano entrambe l’attenzione del professore, sono in antitesi tra loro. Mademoiselle Reuter è una donna forte e determinata, d’altronde è a capo di un collegio. Tuttavia ha un’indole dura e per certi versi manipolatrice che non si sposa con la bontà d’intenti di William.

Di Frances, indigente ma dall’intelligenza spiccata, emerge l’essere schiva e taciturna. Si pone nell’angolo, avverte una sorta di timore reverenziale, non vuole attirare sguardi su di sé ed è profondamente diversa dalle altre studentesse tanto da essere l’unica che, nel suo piccolo, cerca di combattere contro le convenzioni sociali.

Lo stile della prosa è scorrevole e ricco di dialoghi. Le vicende sono narrate dallo stesso William che talora si rivolge direttamente al lettore così da coinvolgerlo ancor di più nelle vicissitudini quotidiane.

Un romanzo dalla trama semplice ma assolutamente apprezzabile. Una lettura che trova un legame con la modernità.

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Il professore. Ediz. integrale

Grazie per la lettura, alla prossima 🙂