RECENSIONE DI… “IL DIGIUNATORE” DI ENZO FILENO CARABBA

Salve lettori, questa mattina sono qui per parlarvi di una delle prime uscite del 2022. Purtroppo il romanzo in questione, nonostante l’originalità del suo contenuto, non è riuscito a soddisfare le mie aspettative. Mi riferisco a “Il digiunatore” di Enzo Fileno Carabba (Ponte alle grazie). Ringrazio la casa editrice per avermi spedito una copia.

I digiunatori erano figure popolari nell’800. Giovanni Succi è uno di questi e a egli s’ispirò Kafka nel delineare il protagonista di un suo racconto. Enzo Fileno Carabba ne romanza la biografia rendendo questo originale personaggio un ponte tra passato e presente.

“È difficile trovare qualcuno che non sia convinto di avere il diritto di educare gli altri. Nel mondo pare ci siano più educatori che educandi. Con simili guide, non si capisce perché le cose vadano male.”

Ammetto di non conoscere il movimento dei digiunatori del quale Giovanni Succi può esserne considerato una sorta di fondatore.

Questo personaggio colpisce per il suo essere originale, sopra le righe, assolutamente stravagante. L’autore ne racconta le gesta, esperienze al limite dell’assurdo, viaggi e incontri. A lui si sono interessati personaggi del calibro di Charcot e Freud mentre i più – la società – lo hanno ritenuto fuori di testa tanto da rinchiuderlo in manicomio.

Interessante è il tema della privazione. I digiunatori si privavano del cibo per giorni interi, come facessero a resistere resta un mistero. Oggi, nella società dove tutto è accessibile, quale ruolo ricopre la privazione? In cosa consiste il digiuno inteso non soltanto nel senso concreto del termine?

A mio parere la nota dolente del libro è lo stile della prosa che ho trovato pesante ed estremamente lento. Del protagonista non emerge il carattere, il libro si rivela un elenco di eventi che si susseguono l’uno all’altro senza che la trama evolva verso un punto di destinazione. Di conseguenza il coinvolgimento del lettore ne risente poiché diviene difficile riuscire a provare empatia nei confronti di Giovanni Succi.

Un romanzo dalle buone premesse che non è riuscito a colpirmi quanto avrei voluto.

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Il digiunatore

Grazie per la lettura, alla prossima 🙂

RECENSIONE DI… “CI TROVEREMO ALLA CASA ROSSA” DI HANNA BLIXT

Salve lettori, le festività natalizie possono considerarsi ormai concluse e anche la rubrica “Letture sotto l’albero” giunge al termine. Prima di salutare le letture a tema, questo pomeriggio vi parlerò dell’ultimo romanzo nel quale si respira aria di festa.

Libera per usi commerciali. Attribuzione non richiesta.

Il romanzo di oggi è ambientato nella magica Svezia. Mi riferisco a “Ci troveremo alla casa rossa” di Hanna Blixt (Vallardi).

Nora, giovane donna in carriera, lascia la vita che ha costruito a Stoccolma quando scopre che il suo ex l’ha tradita. Si rifugia a Leksand, una cittadina idilliaca, dove vive la sua amica Vega, la quale la aiuta a costruire una nuova dimensione di sé. Per Claes, scrittore in crisi costretto a fare i conti con le aspettative dei lettori e le poche idee per un nuovo romanzo, l’incontro con il vecchio Torsten sembra essere provvidenziale. L’uomo, infatti, che ha evidenti problemi di memoria, nei momenti di lucidità gli racconterà la sua storia, alla quale Claes sembra appassionarsi ogni giorno di più. Mentre gli incontri tra i due si susseguono, ecco che gli avvenimenti narrati dall’uomo, in particolare quelli relativi a un tragico incidente, si andranno a intrecciare proprio con Nora.

“Ho cercato di stare alla larga da te, perché trovo che tu meriti un uomo migliore di me. Uno che non abbia un carico di problemi come il mio. Ma adesso credo di non farcela più.”

L’ambientazione del romanzo trascina il lettore in un perfetto quadro invernale (e natalizio) con paesaggi innevati, baite in montagna, bevande calde. Certo, la realtà di Leksand è completamente diversa da Stoccolma, lontanissima dal caos cittadino e dalle tante opportunità che una metropoli offre.

Nora ha bisogno di ritrovare se stessa e di ripartire da sé per riafferrare le redini della sua esistenza. Scettica nei confronti dell’amore dopo la brutta esperienza che ha vissuto, abbandona tutto e tutti per “fuggire” in un contesto molto diverso da quello a cui è abituata, dove deve accontentarsi di piccoli lavoretti non all’altezza del suo curriculum ma dove l’umanità – quella tradizionale – è una vera risorsa. A questo proposito mi permetto di menzionare il personaggio di Viktor, vicino altruista ma non solo.

Molto interessante è il tessuto narrativo legato alle vicende che riguardano direttamente Nora e Torsten, emblema di quel nuovo inizio sul quale l’intero romanzo si fonda.

Personalmente avrei voluto che fosse dato maggiore spessore al personaggio Claes, figura importante per lo sviluppo della trama ma che resta sempre un po’ nell’angolo.

Lo stile della prosa è semplice e fluido. L’opera è molto scorrevole, le pagine corrono via man mano che la lettura procede e il lettore riesce sempre a essere al centro della narrazione.

Un romanzo piacevole ricco di tenerezza e momenti di riflessione. Una lettura sulle seconde occasioni che insegna a rialzarsi, a ricominciare e a credere nel lieto fine.

 

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Ci troveremo alla casa rossa

Grazie per la lettura, la rubrica “Letture sotto l’albero” tornerà puntuale il prossimo novembre 🙂