“LE PAROLE CHE RESTANO” A. SENESE

“Le parole che restano” di Antonella Senese

«E allora scrivi, scrivi e ancora scrivi. Perché non c’è più nessuno disposto ad ascoltare.»
Chiara è una giovane donna di Napoli con la passione per la scrittura, la quale, dopo aver abbandonato gli studi universitari, si trasferisce a Dublino per iniziare una nuova vita. La sua è una fuga da una realtà fatta di sofferenze e disagi, evidenziati dalle continue crisi di ansia e di panico con le quali la protagonista convive da quando era poco più che una bambina. Chiara soffre a causa dell’abbandono da parte di sua madre che non esita a fuggire da casa per rincorrere i propri sogni e a causa dell’apparente indifferenza da parte di suo padre. A Dublino raggiunge un equilibrio precario grazie anche a Simone, compagno di corso ai tempi dell’università, innamorato di lei, che la raggiungerà nella città irlandese. I due vivranno alcuni mesi insieme, ma il loro rapporto ha sempre un qualcosa di indefinito, fino a quando Chiara, dopo aver affrontato i fantasmi del passato, riesce a raggiungere la serenità.
E’ un romanzo nel quale tutte le vicende e tutti i personaggi ruotano attorno ai problemi della protagonista.

Chiara, che in un primo momento potrà sembrare una donna moderna e libera, è, in realtà, una donna estremamente fragile e insicura. Sicuramente è proprio questo il personaggio più riuscito del romanzo, poiché l’autrice riesce a imprimere su carta le sue fattezze, i suoi desideri e le sue angosce senza fare, della sua opera, un trattato di psicologia, ma adattando l’indole tormentata della protagonista al ritmo serrato del romanzo.

Degni di nota sono anche i pensieri scritti direttamente da Chiara nei suoi diari. Testi poetici a verso libero nei quali il lettore riesce ad avvertire su di sè il peso delle sofferenze e delle emozioni vissute dalla protagonista.
Un romanzo, meditato e introspettivo, capace di coinvolgere il lettore, il quale vorrebbe quasi prendere Chiara per mano e aiutarla a stare meglio. Un lettore che sorride, si commuove, riflette e un lettore che, davanti al lieto fine, tira un respiro di sollievo.

Un romanzo scritto da una donna non solo per le donne, ma per quanti credono nell’importanza dei piccoli gesti e delle grandi “parole che restano”.

 

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