RECENSIONE DI… “IL LIBRO DEI NOMI PERDUTI” DI KRISTIN HARMEL

Salve lettori, oggi, 27 gennaio, Giornata della memoria, il blog ospita il review party di un romanzo a tema: “Il libro dei nomi perduti” di Kristin Harmel (Sperling&Kupfer). Ringrazio la casa editrice per avermi inviato una copia ebook e per aver appoggiato la mia iniziativa e le colleghe blogger per avervi aderito.

Florida, 2005. Eva Trauble Abrams, bibliotecaria in pensione, legge casualmente su un giornale la notizia del ritrovamento, in Germania, di un testo contenente un codice cifrato che i ricercatori non riescono a decifrare. Parigi, 1942. La giovane Eva è costretta a lasciare Parigi dopo che suo padre è stato arrestato dai tedeschi. Giunta in una cittadina a pochi chilometri dal confine con la Svizzera entrerà a far parte di un’organizzazione che falsifica documenti per aiutare i bambini ebrei a fuggire in territorio neutrale. Assieme a Remy, suo compagno nella missione, decide di annotare le vere identità di questi bambini cosicché un giorno, a guerra finita, possano recuperare le proprie radici. Nasce così “Il libro dei nomi perduti”. Al termine del conflitto e dopo aver perso Remy, Eva si trasferisce lontano dove prova a ricostruirsi una vita, tuttavia il passato ha ancora qualcosa da dirle.

“Sono passati più di sessant’anni da quando vidi questo volume per l’ultima volta… da quando vidi lui per l’ultima volta, ma il passato sembra essere di nuovo qui, in questa stanza con me, e mi sento soffocare.”

Tratto da una storia vera, il romanzo si focalizza sulle vicissitudini di coloro i quali hanno patito più di chiunque altro il dramma della guerra: gli ebrei. Assieme ai tanti deportati nei campi di sterminio ve ne furono altri che, in preda alla disperazione, hanno provato a cercare rifugio lontani dalle proprie città e dagli affetti, lottando ogni giorno affinché il sogno di libertà si potesse realizzare.

Eva è una giovane donna che all’improvviso ha visto il suo piccolo mondo quotidiano cadere in pezzi. Ha dovuto rinunciare alle proprie abitudini, ai suoi studi, alla lettura dei suoi amati libri per lottare contro un nemico troppo grande. Altruista e determinata, mette da parte le proprie paure e si mette al servizio degli altri. Lavora giorno e notte, correndo rischi altissimi, in un perenne stato di precarietà mentre le notizie si susseguono in maniera sempre più drammatica. Il timore della perdita non la piega, è pervasa da un forte spirito di coraggio che la spinge ad andare avanti giorno dopo giorno. In questo clima dominato dalla morte, vi è un piccolo spiraglio di vita e normalità rappresentato dall’amore. Un amore diverso, proibito a causa della situazione storica, destinato a rimanere fermo, relegato nei meandri della memoria.

Fondamentale è il ruolo dei libri o meglio di un libro in particolare. “Il libro dei nomi perduti” rappresenta un’importante testimonianza di quello che è stato oltre che un utile promemoria costruito con sottile intelligenza. Sarà proprio questo oggetto a mettere in moto lo sviluppo narrativo facendo risvegliare nella protagonista ormai anziana sentimenti, sensazioni e ricordi che credeva di aver seppellito dentro di sé.

Lo stile dell’autrice è curato ed efficace. La prosa riesce a catturare l’attenzione del lettore trasportandolo nel romanzo, permettendogli, così, di vivere gli stati d’animo dei protagonisti. Le descrizioni dei luoghi e delle città profondamente trasformate dagli effetti della guerra costituiscono un ottimo sfondo per gli eventi rendendoli, se possibile, ancora più realistici.

Un romanzo profondo ed emozionante. Una lettura forte che reca in sé un grande messaggio di speranza.

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Il libro dei nomi perduti

Grazie per la lettura, alla prossima 🙂