RECENSIONE DI… “LA CANZONE DI ACHILLE” DI MADELINE MILLER

Salve lettori, in questo primo sabato di giugno sono qui per parlarvi di un romanzo che ho adorato sin dalle primissime pagine. Ammetto che sono andata un po’ a colpo sicuro avendo già apprezzato “Circe”, un altro celebre titolo dell’autrice. Mi riferisco a “La canzone di Achille” di Madeline Miller (Sonzogno).

Il giovane Patroclo è poco più che bambino quando viene esiliato presso la corte del re Pileo. Qui conosce Achille, figlio del re, anche lui un ragazzino, già circondato da un alone di gloria. Tra i due nasce un’immediata simpatia che li porta a diventare in breve tempo prima grandi amici poi amanti e infine compagni d’armi quando ha inizio la guerra di Troia. Due esistenze, le loro, destinate a essere unite per sempre, difatti non c’è Achille senza Patroclo e non c’è Patroclo senza Achille, i loro nomi scolpiti assieme nella pietra dell’eternità.

“Aveva davvero pensato che non lo avrei riconosciuto? Lo riconoscerei anche solo dal tocco, dal profumo, lo riconoscerei anche se fossi cieco, dal modo in cui respira, da come i suoi piedi sferzano la terra. Lo riconoscerei anche nella morte, anche alla fine del mondo.”

Tradizionalmente nel contesto bellico non vi è posto per l’umanità, eppure, nonostante in questo romanzo si parli di guerra, l’umanità è presente e anche in larga misura.

Le vicende legate alla guerra di Troia, pur notissime, acquistano una nuova sfaccettatura. Nel poema epico Patroclo riveste un ruolo secondario, tutta l’attenzione è focalizzata sugli avvenimenti e sulle gesta di Achille. Nel romanzo della Miller i due, posti sullo stesso piano, hanno la possibilità di far emergere le loro psicologie.

Patroclo è, senza dubbio, un giovane che ha sofferto e che ha trovato nel rapporto con Achille un nuovo equilibrio. La lealtà che pervade il suo essere si esprime costantemente fino alla resa finale, l’amore che prova gli dona coraggio e determinazione.

Dietro l’eroe Achille vi è un uomo che, posata la lancia, si emoziona, si dispera, si abbandona alla collera e si arrende a quello che gli dèi hanno deciso per lui.

Lo stile della prosa, curatissimo nei dettagli, alterna alla narrazione dialoghi solitamente brevi ed efficaci. Gli eventi, narrati da Patroclo stesso, fanno breccia nel lettore, il quale avverte su di sé tutti gli stati d’animo provati dai protagonisti.

Un romanzo ottimamente strutturato. Una lettura intensa e talora commuovente.

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La canzone di Achille

Grazie per la lettura, alla prossima 🙂

RECENSIONE DI… “CIRCE” DI MADELINE MILLER

Salve lettori, dopo qualche giorno di assenza a causa dei tempi tecnici di lettura del romanzo di cui sto per parlarvi, rieccomi da voi. Come stanno procedendo le vostre giornate? Avete trascorso un piacevole martedì grasso? Quest’oggi sono qui per recensirvi un romanzo di cui ultimamente tanto si parla, che bramavo da quando era ancora inedito in Italia e verso il quale nutrivo, inutile dirlo, aspettative altissime, tutte ampiamente soddisfatte. Mi riferisco a “Circe” di Madeline Miller (Sonzogno). Ringrazio la casa editrice per avermi spedito una copia cartacea.

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Circe, figlia di Elios, dio del sole, e della ninfa Perseide, dimostra sin da piccola di avere un carattere deciso, una vocazione all’indipendenza e di preferire la compagnia dei mortali a quella degli dèi. Quando, a seguito di una trasgressione, viene mandata in esilio nell’isola di Eea, Circe inizia a interessarsi delle virtù delle piante, a preparare pozioni e a sperimentare incantesimi tanto da divenire a tutti gli effetti una maga. Eppure, nonostante questo suo lato “oscuro”, resta una donna con dei sentimenti che la porteranno a vivere esperienze nuove fino a essere posta dinanzi alla grande scelta: appartenere al mondo degli dèi o a quello dei mortali. Completano l’opera una breve presentazione dei principali personaggi della tradizione greca classica, suddivisi in divinità titane, divinità dell’Olimpo e mortali, e un excursus sulla figura di Circe a cura di Maria Grazia Ciani.

“Ecco il pensiero: tutta la mia vita non era stata che tenebre e abissi, ma io non ero parte di quelle acque scure. Ero soltanto una delle creature che le abitavano.”

Il personaggio di Circe compare nel X libro dell’Odissea e nonostante ricopra un ruolo secondario, riesce a imprimersi con efficacia nell’immaginario collettivo. Partendo dall’opera omerica e affidandosi a un ricco apparato di fonti e conoscenze, l’autrice reinterpreta la figura di Circe – anche romanzandola – dando vita a un’opera davvero interessante che consegna ai lettori un ritratto inedito, e non per questo meno solenne, della celebre maga.

Circe appare, per certi versi, una donna moderna. Ciò che colpisce è la sua forte passionalità. È una donna che si lascia andare all’amore vivendolo a trecentosessanta gradi, lasciandosi travolgere dalle emozioni, talora anche disperate. L’ideale di femme fatale è destinato a cadere dinanzi al ruolo di madre. Circe è una madre premurosa e attenta, ha a cuore il bene di suo figlio ed è pronta a tutto pur di preservarlo dai pericoli.

Allo stesso modo la figura di Odisseo si discosta da quella che la tradizione ci ha consegnato. Tra le pagine del romanzo e soprattutto attraverso i discorsi di Penelope e Telemaco, appare un “antieroe”, un uomo vile, bugiardo ed egoista, assai lontano dal padre di famiglia ansioso di riabbracciare la moglie e il figlio.

Tema centrale è il rapporto tra dèi e mortali. Da un lato, come nei poemi omerici, spesso gli dèi si manifestano in forma umana interagendo con i protagonisti e provando a intervenire nelle loro esistenze, dall’altro vi è il desiderio di essere ciò che non si è. Saremmo portati a pensare che siano i mortali a desiderare l’immortalità, invece la vicenda di Circe insegna che spesso immortalità non è sinonimo di felicità specie quando i sentimenti giungono prepotentemente a sconvolgere gli equilibri. Circe, infatti, è costretta a fare i conti con la solitudine che la sua condizione inevitabilmente impone.

Lo stile dell’autrice è scorrevole ed elegante. Nella prosa si respirano echi classicheggianti attraverso la cura dei dettagli, la ricca aggettivazione e la scelta di creare periodi talora molto brevi. Il lettore è pienamente coinvolto dalle vicende e avverte su di sé tutti gli stati d’animo dei personaggi anche grazie alle ambientazioni ben descritte e al ritmo narrativo serrato, tutti elementi che contribuiscono a rendere il romanzo un vero gioiellino nonché un inno alla commistione tra tradizione e fantasia.

5stelle
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Grazie per la lettura, alla prossima 🙂