RECENSIONE DI… “CARAMELLE DAI CONOSCIUTI: UN’INDAGINE DI EMMA BONSANTI” DI ALDO PAGANO

Salve lettori, buon sabato. In questa estiva mattina sono qui per parlarvi di un romanzo ambientato nella mia città che, ahimè, non mi ha coinvolta. Mi riferisco a “Caramelle dai conosciuti: un’indagine di Emma Bonsanti” di Aldo Pagano (Piemme).

Maggio, 2020. Il lockdown è finito da pochi giorni e lentamente le città provano a ripartire. A Bari nell’antica manifattura dei tabacchi, nel cuore del quartiere Libertà, viene ritrovato un cadavere con la gola recisa e il corpo segnato dalla lotta. Appartiene a Matteo Cardone, un personaggio ambiguo, un neofascista per molti, un benefattore per altri. Dell’omicidio inizialmente viene accusato Samuel Saleh, un ragazzo di colore. Tuttavia, man mano che le indagini proseguono e nuovi dettagli emergono, il sostituto procuratore Emma Bonsanti inizia a considerare altre piste che rendono l’indagine sempre più complessa.

“È l’ansia delle persone, e la paura, che impedisce di leggere la realtà delle cose, e per questo motivo esistono partiti e interi sistemi economici che fabbricano ansia e paura. È quando hai paura che credi nei complotti, perché le ragioni della ragione sono difficili da spiegare ma semplici da distruggere, visto che è l’uomo che le ha costruite. I complotti, i misteri, le passioni e l’inspiegabile vivranno sempre proprio perché sono irrazionali e nessuna luce della ragione potrà mai arrivare a illuminare l’abisso dell’irragionevole”.

Sono principalmente due le tematiche affrontate in questo romanzo: il razzismo e il covid, entrambi destinati a segnare le vite degli abitanti della città.

Emma Bonsanti, sostituto procuratore integerrimo, irrompe sulla scena mostrando tutta la sua determinazione. Si tratta di una donna ligia al dovere e alle regole anticontagio, che cerca di sbrogliare la matassa come può. Purtroppo, a mio parere, non si configura come uno di quei personaggi immediatamente associabili a una determinata serie di libri, non riesce a catturare le simpatie del lettore, il quale pone nei suoi confronti una sorta di distanza mentale.

Il giallo in sé è ben strutturato, gli eventi si succedono abbastanza rapidamente e il peso delle rivelazioni diviene via via più incisivo. Lo stile, a mio parere, non riesce a essere d’impatto e a coinvolgere il lettore che rimane nell’angolo, sospeso nel caos degli avvenimenti e dei commenti, molto spesso poco lusinghieri, sul quartiere barese.

Un romanzo con una buona idea di base che, secondo me, non riesce a sfruttare appieno.

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Caramelle dai conosciuti: Un’indagine di Emma Bonsanti

Grazie per la lettura, alla prossima 🙂

RECENSIONE DI… “IL CUORE INDOCILE. COME AMARE ALESSANDRO MANZONI AI TEMPI DELLA TRAP” DI ANDREA MAGGI

Salve lettori, se vi dicessi Alessandro Manzoni, cosa vi verrebbe subito in mente? Sicuramente “I promessi sposi” e “Il cinque maggio”. Vi siete mai chiesti come fosse l’uomo Manzoni e quale legame potesse avere col presente? Queste domande trovano risposta in “Il cuore indocile. Come amare Alessandro Manzoni ai tempi della trap” di Andrea Maggi (Piemme). Ringrazio la casa editrice per avermi spedito una copia.

Nei confronti di Alessandro Manzoni da sempre si prova un certo timore reverenziale, dopotutto si tratta di uno degli autori cardini della nostra letteratura. Spesso, erroneamente, lo si considera antico, superato e la sua celebre opera “I promessi sposi” viene talora considerata pesante, non più adatta al panorama sociale contemporaneo. Questo saggio nasce con l’intento di smentire tali considerazioni. In un autore “classico” è possibile cogliere tanta modernità ed elementi in comune con personaggi, canzoni, film del nostro tempo.

“Prima che un autore, Manzoni è stato un uomo in carne e ossa, proprio come noi. Nel corso della sua esistenza ha gioito e ha sofferto, ha riso e ha pianto, si è arrabbiato, si è innamorato, si è sconfortato e si è consolato. Ha vissuto abbastanza a lungo per meditare con grande acume su questa cosa tanto strana che chiamiamo vita e il suo pensiero è fluito nelle sue opere.”

In questo periodo di pandemia numerosi sono stati i riferimenti ai “Promessi sposi” e all’epidemia di peste racchiusa tra le sue pagine. È curioso trovare analogie con i comportamenti della società del 1630, alcuni pensieri o atteggiamenti sono ricorrenti anche oggi. Come allora predomina un senso di paura, di ansia generale, di perplessità e ognuno cerca di rifugiarsi in ciò in cui crede.

Il saggio si può suddividere idealmente in due parti: nella prima si focalizza sulla persona di Manzoni, sulla sua vita e sulle sue celebri opere; la seconda è interamente dedicata a “I promessi sposi” attraverso un approfondimento sulle tematiche e i personaggi principali.

Passato e presente si intersecano alla perfezione. Le citazioni manzoniane convivono con quelle di canzoni e film contemporanei dando vita a un testo originale, piacevole e per nulla pesante. Lo stile della prosa è semplice e diretto, sembra quasi di assistere a una conversazione informale come se Manzoni fosse una persona qualunque, un uomo dotato di propri sentimenti, passioni e desideri.

Il risultato è un’opera nuova, “coraggiosa” e fresca che fa appassionare il lettore sia egli un giovane studente alle prese con l’interrogazione sia un adulto che ha studiato Manzoni sui banchi di scuola e che desidera avere una “seconda occasione”.

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Il cuore indocile: Come amare Alessandro Manzoni ai tempi della trap

Grazie per la lettura, alla prossima 🙂