RECENSIONE DI… “ÄSSASSINIO ALL’IKEA. OMICIDIO FAI DA TE” DI GIOVANNA ZUCCA

Salve lettori, avete presente quando è il titolo di un libro a spingervi alla sua lettura? Bene, è quello che mi è accaduto col romanzo del quale sto per parlarvi. Mi riferisco ad “Ässassinio all’Ikea. Omicidio fai da te” di Giovanna Zucca (Fazi editore).

Erminia e Anna Laura sono amiche da sempre. Pochi giorni prima di Natale un evento drammatico monopolizza i media di tutta Italia: presso l’Ikea di Padova viene trovato un cadavere nascosto nel cassettone di un letto. L’uomo è stato accoltellato brutalmente ed è morto sul colpo. Si tratta di Amilcare Borgomastro, amore adulterino trentennale di Anna Laura. Mentre il commissario Loperfido e l’agente Luana Esposito indagano sulla vicenda senza ottenere risultati, sarà proprio Erminia ad avere dubbi e perplessità sulla sua amica.

“Se si trattava di odio, poteva spingersi fino all’inconcepibile, come l’amore l’aveva spinta all’assurdo? Poteva l’odio armare la mano di una donna che aveva per amore tollerato tutto?”

Sicuramente diverso dai gialli tradizionali, il romanzo pone grande rilevanza sulle psicologie dei personaggi e sull’ironia di fondo che contraddistingue l’intera opera.

Erminia e Anna Laura rappresentano i veri motori dell’azione. Donne diversissime eppure fortemente legate tra loro, hanno trascorso insieme l’intera esistenza divenendo l’una il sostegno per l’altra. Erminia è una professoressa di letteratura, ha costruito un’esistenza tranquilla con un marito che forse non ama più e un figlio che sta iniziando a percorrere la propria strada. Anna Laura, di professione commercialista, al contrario, ha una vita molto libera, si accontenta di essere la seconda donna di un uomo del quale è innamorata da trent’anni fino a quando la sua vita viene incredibilmente stravolta.

Il rapporto tra le due donne è molto forte e interessante è la posizione di Erminia, la quale, pur di aiutare la migliore amica, non esita a mettere a tacere le tante domande che le affollano la mente e a plagiare se stessa autoconvincendosi.

Dall’altra parte vi sono il commissario Loperfido e l’agente Esposito, due personaggi intriganti e “tutto pepe” che se per certi versi non brillano nel campo investigativo, riescono comunque a suscitare le simpatie dei lettori.

Lo stile della prosa è semplice e scorrevole. Personalmente avrei preferito che si sviluppasse maggiormente l’indagine in sé con tutti gli elementi propri di un romanzo giallo riducendo l’aspetto romance espresso attraverso le vicissitudini amorose dell’agente Esposito.

Nel complesso “Assassinio all’Ikea” resta un buon romanzo che si legge velocemente, diverte e, a suo modo, lascia anche una riflessione finale.

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Ässassinio all’Ikea

Grazie per la lettura, alla prossima 🙂

RECENSIONE DI… “LA STRADA” DI CORMAC McCARTHY

Salve lettori,  in questo sabato di metà settembre sono qui per parlarvi di un romanzo che desideravo leggere da tanto tempo, che, tuttavia, non ha soddisfatto pienamente le mie aspettative. Mi riferisco a “La strada” di Cormac McCarthy (Einaudi).

In un mondo ridotto a un accumulo di macerie, dove la vita sembra essere scomparsa, un uomo e un bambino fuggono in direzione dell’oceano. Non hanno pressoché nulla con loro, solo un carrello del supermercato con un po’ di cibo, un telo di plastica per proteggersi dalla pioggia e una pistola per difendersi dai predoni. Il loro percorso è una vera e propria lotta per la sopravvivenza.

“Ci dimentichiamo le cose che vorremmo ricordare e ricordiamo quelle che vorremmo dimenticare.”

Leggendo questo romanzo si ha l’immediata percezione di trovarsi in un contesto in sospeso. Non vi è nulla di concreto, tutto è astratto. L’atmosfera è cupa, l’aria pesante, non vi è posto per le emozioni, le paure, bisogna agire subito se si è intenzionati a salvarsi.

In questo contesto si muovono due esseri umani: un padre e un figlio uniti da una profonda complicità e da un unico grande scopo. Di loro non si sa molto, non sono presenti descrizioni fisiche né psicologiche. Si intuisce la forte determinazione, l’affetto, il desiderio di raggiungere lo scopo a ogni costo. Il rapporto padre/figlio raggiunge un livello di altissima complicità. L’essere soli circondati dall’ignoto, trovarsi in un ambiente dilaniato dove non ci si può fidare di nessuno li porta a trovare l’uno il conforto nell’altro, a imparare qualcosa l’uno dall’altro.

Lo stile dell’autore rispecchia appieno il senso di precarietà del quale il romanzo (privo di capitoli) è intriso. La prosa è caratterizzata da frasi brevi, essenziali, dal ripetere spesso il termine “strada” e dall’uso del discorso indiretto libero.

Il coinvolgimento emotivo da parte del lettore risulta, a mio parere, altalenante. Da una parte vi è la naturale curiosità di scoprire se e quando i due troveranno la salvezza, dall’altra si fa fatica a seguire il percorso compiuto a causa della totale assenza di riferimenti.

Un romanzo diverso, forte e complesso. Una lettura tetra e angosciante.

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La strada

Grazie per la lettura, alla prossima 🙂