RECENSIONE DI… “BENEDETTO SIA IL PADRE” DI ROSA VENTRELLA

Salve lettori, questa settimana è letteralmente volata, non trovate? Questo sabato mattina voglio parlarvi di un romanzo ambientato nella mia città, frutto della penna di un’autrice barese che ho già avuto modo di apprezzare. Mi riferisco a “Benedetto sia il padre” di Rosa Ventrella (Mondadori).

Rosa è nata a Bari, nel quartiere San Nicola, nel cuore della città vecchia. La sua è una famiglia semplice fortemente patriarcale. Sua madre da sempre è costretta a subire i soprusi del marito in silenzio, sotto gli sguardi atterriti dei figli. Rosa è stanca di quella vita e quando incontra Marco è convinta di aver ricevuto una seconda possibilità. Si è trasferita a Roma, ha avuto una bambina, tuttavia certe storie sono destinate a ripetersi e quando una telefonata la riporta nella sua città natale Rosa è costretta a guardare in faccia la realtà e a porsi nuovamente faccia a faccia col padre.

“Ora non sono più Rosa, sono una persona diversa. Tu, papà, non lo sai. Non sai niente di tua figlia.”

Dopo l’input iniziale ambientato nei primi anni 2000, il romanzo è suddiviso in tre parti corrispondenti a tre fasi della vita della protagonista. Nella prima denominata “Limbo” s’incontra Rosa bambina durante le giornate di infanzia vissute negli anni ’70; nella seconda intitolata “Fuori dal limbo” Rosa è adolescente, alle prese con i primi cambiamenti; nella terza chiamata “Ruggine” protagonista è Rosa adulta.

Sin da piccola Rosa ha guardato ciò che la circondava con sguardo critico. Ai suoi occhi non sono mai sfuggiti i maltrattamenti ai quali sua madre era continuamente sottoposta, la prepotenza del padre, convinto di poter comportarsi da despota solo perché uomo, la miseria che la circondava. Nonostante sia profondamente legata alla sua famiglia (e a sua madre in particolare) Rosa sente il desiderio di allontanarsi, quel mondo non fa per lei, è stanca di vedere sua madre soffrire e, soprattutto, è stanca di non poter reagire, di essere costretta al silenzio.

L’incontro con suo marito le restituisce la voglia di vivere che sembrava aver perso. Marco ai suoi occhi incarna la perfezione, tutto quello che lei ha sempre cercato in un uomo anche se spesso ombre scure velano il loro rapporto. Senza rendersi conto, Rosa si trova a passare da una forte figura maschile a un’altra e a essere, suo malgrado, protagonista di un incredibile gioco di eventi che tanto ricordano quelli vissuti da sua madre. Lei, Rosa, colei che era fuggita persino da se stessa, dovrà ancora una volta ribellarsi.

Lo stile della prosa – nella quale spesso sono inserite frasi in dialetto barese – pur nella sua semplicità, rivela una grande emotività. Il romanzo si configura come un lungo flusso di coscienza, un viaggio interiore che la protagonista compie, senza filtri. Nonostante in alcuni momenti il ritmo narrativo sia, a mio parere, leggermente lento, il lettore riesce a percepire tutti gli stati d’animo provati dalla protagonista e a divenire parte delle vicende.

Un romanzo indubbiamente forte e “crudo”. Una lettura sospesa tra risentimento e perdono.

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Benedetto sia il padre

Grazie per la lettura, alla prossima 🙂

RECENSIONE DI… “LA MALALEGNA” DI ROSA VENTRELLA

Salve lettori, in questo ultimo sabato di maggio sono qui per parlarvi di un romanzo ambientato in Puglia (regione in cui vivo) che ho trovato molto interessante. Mi riferisco a “La malalegna” di Rosa Ventrella (Mondadori). Ringrazio la casa editrice per avermi spedito una copia.

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Teresa e Angelina sono due sorelle agli antipodi. La prima non vuole essere appariscente, è schiva, timida e ha difficoltà a esternare i sentimenti tanto che si tiene tutto dentro. La seconda, invece, fa della bellezza il suo punto di forza, è estroversa e sin da piccola è decisa ad abbandonare Copertino, un piccolo paese pugliese nel quale vivono circondate dalla miseria. Sono anni difficili, la guerra imperversa, tutti gli uomini sono costretti a lasciare le proprie famiglie e le donne devono arrangiarsi come possono. Sarà proprio in questo clima che le due sorelle si renderanno conto di quanto la vita possa essere dura e quanti compromessi si è talora costretti ad accettare per andare avanti in un crescendo di problemi, lotte, ribellioni, dolori e desideri di riscatto sociale.

“Angelina era attratta dalla bellezza. La inseguiva già da allora. Era la bellezza a farla uscire dal dagherrotipo in bianco e nero che ritraeva la nostra vita, a darle colore.”

Il romanzo che attraversa un arco temporale abbastanza ampio e denso di eventi – dagli anni Quaranta agli anni Cinquanta – è suddiviso in tre parti corrispondenti a tre diverse fasi della vita delle due protagoniste (infanzia, adolescenza, età adulta). Voce narrante è Teresa, la sorella maggiore, la quale narra le vicissitudini familiari come se stesse parlando a se stessa per riavvolgere i fili della memoria.

Fulcro della vicenda è sia il rapporto tra Teresa e Angelina sia la condizione femminile e familiare in un’epoca nella quale la povertà era dilagante.

Teresa e Angelina nonostante l’enorme diversità riescono a trovare un punto d’incontro e ad andare d’accordo. Tuttavia, man mano che gli anni passano e i caratteri si definiscono ecco che qualcosa cambia e l’equilibrio inizia a vacillare. Angelina non ha paura di andare incontro al destino che lei stessa sta disegnando, è decisa a trovare la sua strada, ad abbandonare definitivamente la sofferenza con la quale ha vissuto e a ricominciare più forte, più sicura di sé anche a scapito degli affetti. Teresa ama profondamente la sua famiglia e per essa è pronta persino a sacrificare la sua felicità. È sempre molto attenta a come comportarsi, a non ferire nessuno, a cercare una maniera sicura per risolvere i problemi.

Sono due bambine che hanno guardato in faccia la sofferenza, la guerra e i suoi effetti deleteri. Sono due ragazzine costrette a piegarsi ai soprusi e ad ammettere che esiste la legge del più forte. Sono due donne che vivono in un paese dalla mentalità semplice e contadina, dove tutti sanno i fatti di tutti e sono pronti a puntare il dito e a giudicare senza conoscere cos’è davvero accaduto in nome di quella malalegna che sa essere davvero crudele. Sono due spiriti affini che hanno visto con i propri occhi la madre pagare il prezzo della sua bellezza innata, finendo alla mercé di chi comanda e divenendo bersaglio dei pettegolezzi delle commare, solo per avere qualcosa con cui sfamare la famiglia.

La prosa dell’autrice alterna alla narrazione descrizioni dei luoghi, della mentalità e degli usi e costumi della popolazione. Lo stile è semplice ed elegante con qualche frase in dialetto salentino che rende più realistico il contesto e fa sentire i personaggi incredibilmente reali.

Il coinvolgimento del lettore è ampissimo. Egli, infatti, avverte su di sé tutti i turbamenti e gli stati d’animo dei personaggi, soffrendo con loro e assistendo impotente alle violenze.

Un romanzo di formazione crudo e vero. Una lezione di storia contemporanea resa concreta grazie alle tribolazioni di una famiglia alla quale è impossibile non affezionarsi. Una vicenda in cui non ci sono né vincitori né vinti.

5stelle

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Grazie per la lettura, alla prossima 🙂